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#I CONTI NON TORNANO: MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER CAMBIARE IL SISTEMA PREVIDENZIALE

29 novembre 2017

I CONTI NON TORNANO: MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER CAMBIARE IL SISTEMA PREVIDENZIALE, SOSTENERE LO SVILUPPO E DARE FUTURO AI GIOVANI

Sabato 2 dicembre la Cgil in piazza in cinque città d’Italia: da Reggio Emilia in 500 a Roma

Si è tenuta questa mattina in Camera del Lavoro la conferenza stampa di presentazione della Manifestazione nazionale che si terrà sabato 2 dicembre “per cambiare il sistema previdenziale, sostenere sviluppo e occupazione, garantire futuro ai giovani” proclamata dalla Cgil dopo l’esito del confronto con il Governo sul tema della previdenza.

La mobilitazione è stata proclamata dopo che il confronto di questi mesi con il Governo , già avviato nel 2016 quando Cgil Cisl e Uil presentarono unitariamente una piattaforma per modificare la Legge Fornero , è stato giudicato “fortemente insufficiente

Se infatti la prima fase di dialogo aveva portato alcuni risultati – uno stanziamento di 7 miliardi in tre anni con l’introduzione tra l’altro dell’ape social, della rivalutazione delle pensioni e l’aumento della quattordicesima sulle pensioni – questa seconda fase della discussione, che avrebbe dovuto introdurre investimenti in Legge di Bilancio e riformare la Legge 92 del 2012 (cosiddetta Fornero) si è conclusa con un nulla di fatto.

In particolare due gli scogli insuperati.
Primo: la questione dell’innalzamento dei requisiti per l’accesso alla pensione , sia di anzianità che di vecchiaia, che la Cgil aveva chiesto di bloccare mentre il Governo ha confermato un ulteriore innalzamento di 5 mesi ( portando dal 1° gennaio 2019 gli anni di contribuzione versata per l’accesso alla pensione di anzianità a 43 e 3 mesi per gli uomini e 42 e 3 mesi per le donne e innalzando a 67 anni il requisito per la pensione di vecchiaia). A controbilanciare questi ulteriori 5 mesi sono state aumentate le casistiche di lavori gravosi esentati dall’innalzamento, passando da 11 a 15. Un passaggio che però non risulta sufficiente riguardando solo poche migliaia di lavoratori e considerato che mediamente i pensionamenti sono stimati in circa duecentomila all’anno a livello nazionale e circa 2.900 a livello provinciale.

Secondo scoglio: la questione giovani. Per chi infatti ha un sistema previdenziale contributivo, in particolare tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, nessuna modifica rispetto alle normative attuali è stata introdotta ai meccanismi di calcolo dei coefficienti di trasformazione, comportando quindi una diminuzione della quota di pensione maturata.

Quelle di chi oggi ha carriere discontinue e lavori precari saranno pensioni da fame – spiega Guido Mora, segretario generale Cgil Reggio Emilia insieme a Luca Chiesi, Valerio Bondi e Khedidja Sayah della Segreteria confederale– mentre noi chiediamo l’introduzione di un meccanismo di garanzia per dare pensioni dignitose ai nostri giovani”.
Inoltre, è bene ribadire che non siamo in emergenza e che i fondi dell’Inps non sono affatto in rosso e che l’Italia non è un Paese che spende per le proprie pensioni più di quanto spendano gli altri Paesi europei – continua Mora- Viene fatto un uso strumentale del tema pensioni ma andrebbe piuttosto fatta chiarezza sui conti, nei quali finiscono l’assistenza e il Trattamento di fine rapporto, che non è previdenza ma salario differito. Assistiamo ad una regressione delle coperture e delle tutele sia per chi è già in pensione, con la mancata rivalutazione delle pensioni, sia per chi dovrà andarci a breve e per chi in un prossimo futuro, cioè i giovani”.

Le rivendicazioni per le quali si scenderà in piazza non solo di natura previdenziale, sul tavolo infatti c’è anche la richiesta di superare la disparità di genere e riconoscere il lavoro di cura, garantire una maggiore libertà di scelta ai lavoratori su quando andare in pensione, favorire l’accesso alla previdenza integrativa e garantire un’effettiva rivalutazione delle pensioni. E ancora la richiesta di cambiare la legge di bilancio per sostenere lo sviluppo e l’occupazione, di estendere gli ammortizzatori sociali, di garantire a tutti il diritto alla salute e di rinnovare i contratti pubblici.

Saranno cinque le manifestazioni organizzate dalla Confederazione sotto lo slogan “Pensioni, i conti non tornano!”. Oltre la piazza romana, dove confluiranno lavoratori e pensionati dell’Emilia Romagna, altre quattro manifestazioni si terranno a Torino, Bari, Cagliari, Palermo. A sotegno della mobilitazione la categoria degli alimentaristi ha proclamato una giornata di sciopero per permettere ai lavoratori impiegati al sabato di partecipare.

Circa cinquecento persone convergeranno a Roma dalla nostra provincia con tre treni in partenza nella prima mattinata di sabato prossimo. L’appuntamento sarà poi per le ore 9 in piazza della Repubblica, da dove partirà il corteo fino a piazza del Popolo. A concludere tutte le iniziative sarà il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che alle ore 12.30 prenderà la parola in collegamento video con le altre città.

 

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