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AEMILIA INSEGNA, L’ITALIA IMPARA

24 luglio 2018

Paolo Bonacini, giornalista

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Dal 2007 presso la Banca d’Italia è costituita l’UIF, Unità di Informazione Finanziaria, che opera per contrastare il riciclaggio del denaro. All’UIF vengono analizzate le decine di migliaia di operazioni sospette segnalate ogni anno in tutta Italia e le conclusioni degne di nota vengono inviate agli organi investigativi e giudiziari per le opportune azioni.

Tolte le segnalazioni legate alla voluntary disclosure, il ravvedimento volontario al quale possono ricorrere i contribuenti per regolarizzare le proprie posizioni fiscali, le operazioni sospette legate al riciclaggio continuano ad essere in costante aumento. La crescita è lineare, dai 64mila casi del 2013 agli 87mila nel 2017, con un trend che non si ferma nel primo trimestre 2018. L’Emilia Romagna ha sorpassato il Piemonte nel 2017 piazzandosi al quinto posto, dopo Lombardia, Campania, Lazio e Veneto.

La falsa fatturazione, con cessione a titolo oneroso di crediti IVA inesistenti, resta uno degli illeciti al quale più frequentemente si ricorre secondo le analisi dell’UIF per entrare in possesso di liquidità in tempi brevi, attraverso un meccanismo fraudolento che richiama immediatamente alla memoria gli atti investigativi del processo Aemilia. Vengono coinvolte, dice l’UIF, “imprese aventi il ruolo di ‘cartiere’, prive cioè di una reale struttura organizzativa e gestite da prestanome, che vendono beni o servizi inesistenti per importi rilevanti, emettendo fatture a nome di società acquirenti. Queste ultime a loro volta effettuano operazioni anch’esse fittizie di ‘cessione all’esportazione’ dei beni acquistati, senza applicazione d’imposta, nei confronti di altrettante società estere riconducibili ai medesimi soggetti, generando in tal modo un ingente credito IVA, di fatto inesistente.”

Sembra un paragrafo estrapolato direttamente dai capi di imputazione 96 e 98 del processo Aemilia, là dove si approfondisce il tema delle frodi carosello e si evidenzia il ruolo centrale svolto dall’attuale collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio. Il giudice per le indagini preliminari Alberto Ziroldi, nell’ordinanza sugli arresti del 15 gennaio 2015, segnalava il ricorso agli illeciti fiscali come elemento fondamentale delle condotte della ‘ndrangheta emiliana, il cui peso e la cui insidiosità sono “perfettamente rappresentati dal Pubblico Ministero, là dove dice: il reimpiego (del denaro), attraverso la commissione di reati fiscali, coglie il segno della profonda trasformazione della criminalità organizzata locale e suona, inoltre, come ulteriore conferma dell’affrancamento del gruppo criminale emiliano dal cordone ombelicale della casa madre.”

La UIF oggi ci sta dicendo che arrivano ai suoi terminali segnali preoccupanti di estensione a macchia d’olio del ricorso a queste pratiche. Anche perché, si legge nella relazione fresca di stampa, “talvolta il credito d’IVA fittizio viene utilizzato quale valore di conferimento di capitale in società di nuova costituzione, anche al fine di consentire il soddisfacimento dei requisiti economico-patrimoniali necessari per la partecipazione a importanti commesse pubbliche collegate a vicende corruttive”.

Altre operazioni sospette aprono nuovi campi e segnalano l’inesauribile fantasia di chi opera lucrando illecitamente. I confini tra l’azione delle organizzazioni criminali e quella di stimati colletti bianchi, dell’economia o della politica poco importa, si fanno sempre più labili; l’obbiettivo assoluto del più rapido e alto guadagno unifica le pratiche e avvicina le persone.

Sono venute alla luce negli ultimi anni “operazioni di investimento disposte da Enti Previdenziali connotante da elementi di anomalia.” Già “Anomalia” è un termine che inquieta; ma se l’accostiamo a “Enti Previdenziali” vengono i brividi. Ve l’immaginate qualche spregiudicato malvivente che usa i soldi dei nostri contributi pensionistici per arricchirsi? Nel mirino dell’UIF finiscono le compravendite immobiliari e la gestione dei patrimoni di questi Enti: “La potenziale, elevata rischiosità delle operazioni di investimento di natura immobiliare e finanziaria poste in essere dagli Enti Previdenziali è stata confermata anche dalle analisi svolte nel corso del 2017. Gli approfondimenti pongono in luce il ruolo centrale che possono assumere gli advisor nella gestione del loro patrimonio finanziario… Le scelte di investimento possano essere state, talvolta, condizionate da situazioni di potenziale conflitto di interessi tra gli esponenti degli Enti e le società esterne incaricate di gestirne i patrimoni o intervenute in qualità di consulenti. Tale circostanza si è di fatto resa possibile a causa del mancato perfezionamento del quadro normativo volto a disciplinare la materia”.

Un decreto legislativo del 2011 annunciava infatti, scrive la UIF, “l’imminente adozione di misure in materia di investimento delle risorse finanziarie, di conflitti di interessi e di banche depositarie che, di fatto, non hanno mai visto la luce”.

“Fatta la legge trovato l’inganno” dice il celebre proverbio, ma se la legge manca è ancora meglio.

I motivi di sconforto nella lettura del rapporto UIF 2018 non finiscono qui. Sono state segnalate truffe nel mercato dei Titoli di Efficienza Energetica, attraverso la compravendita sospetta e per volumi rilevanti o anomali dei certificati che attestano i requisiti dai quali dipendono sgravi fiscali. Si muovono in questo mercato “società di consulenza ingegneristica amministrate da soggetti privi di esperienza nel settore, che fin dal primo esercizio hanno registrato un elevato fatturato, con pagamento di dividendi annui pari a 150 volte il capitale investito”. I guadagni vengono poi spesso trasferiti all’estero, in particolare Romania, Bulgaria, Malta, a favore di ulteriori società di consulenza.

L’Italia continua a collocarsi ai vertici internazionali nell’uso di denaro contante il cui utilizzo anomalo è in crescita sugli anni precedenti, mentre nel money transfer spicca per numerosità l’incoerenza geografica dei flussi, cioè la mancata corrispondenza tra paese d’origine degli esecutori e paese di destinazione dei fondi. Anomalia che l’UIF collega al favoreggiamento del traffico dei migranti, con trasferimenti tra le vittime e la rete dei mercanti di schiavi il cui flusso scorre verso gli stati ricchi ben più che verso le zone d’origine dell’esodo.

Un altro fronte di esposizione all’illecito è quello del gioco d’azzardo, in particolare delle Video Lottery Terminal, con la crescita di un mercato dei tiket che consente il trasferimento anonimo di grandi somme di denaro: “Tali strumenti, emessi potenzialmente senza limiti di importo massimo, attraverso il caricamento di banconote nella VLT, risultano facilmente trasferibili tra soggetti privati e utilizzabili per ogni tipo di regolamento di affari la cui causa economica si voglia mantenere nascosta. Di fatto essi possono essere impropriamente utilizzati alla stregua di banconote, senza i limiti di legge a cui è assoggettato il denaro contante, con l’ulteriore vantaggio di essere più facilmente trasferibili in termini fisici, poiché la dimensione di un ticket è più piccola di quella di una banconota da 5 euro, pur potendo avere un valore notevolmente superiore”.

La corruzione di personale politico e l’appropriazione illecita di fondi che caratterizzano i reati contro la Pubblica Amministrazione non potevano naturalmente mancare nell’analisi delle operazioni finanziarie sospette. Ma qui siamo in un campo nel quale l’esperienza e l’abilità di chi si abbandona a comportamenti delittuosi rende difficile individuare strumenti utili a garantire un presidio preventivo. “Le transazioni finanziarie funzionali ai disegni criminosi o finalizzate al riciclaggio dei relativi proventi non coinvolgono in prima persona i soggetti politicamente esposti e i rapporti finanziari loro intestati. Diventa dunque cruciale l’esplorazione approfondita della rete di relazioni giuridiche, economiche e familiari agli stessi riconducibili”.

Anche perché nel 2017 è stato individuato “un articolato network di società e persone fisiche riconducibili a specifici centri economici attivi nel settore delle consulenze e nell’ambito dei servizi alle imprese con ramificazioni e interessenze estese a tutto il territorio nazionale. Gruppi che operavano tra loro in maniera integrata e sinergica, attraverso il ricorso a conti prevalentemente di natura societaria alimentati, a titolo di pagamento fatture, da imprese in rapporti con la Pubblica Amministrazione e caratterizzati, sotto il profilo degli utilizzi, anche da transazioni in contropartita con persone politicamente esposte giustificate come fatture per prestazioni professionali”.

Qui siamo insomma nel campo in cui operano i professionisti, e scovarli o prenderli con le mani nella marmellata non è cosa semplice. I soldi che girano sono tanti, le persone e le professioni coinvolte anche: “E’ stata rilevata un’intensa operatività in bonifici disposti a titolo di pagamento di fatture da parte di imprese coinvolte in contenziosi amministrativi spesso di valore considerevole, pari a decine di milioni di euro. Sono venuti alla luce anomali movimenti finanziari estero su estero tra alcune società del gruppo economico in questione e un soggetto che aveva ricoperto ruoli di rilievo nella giustizia amministrativa in Italia, che era intervenuto in alcuni dei citati contenziosi multimilionari”.

Sembra di essere, leggendo queste pagine della reazione UIF, di fronte a una guerra perenne tra coloro che operano per realizzare guadagni illeciti e coloro che operano per contrastarli e scoprirli. Ci sono ancora tanti fronti di questa battaglia da narrare, ma per ora basti dire che l’esito della guerra appare scontato, se prendiamo per buona una semplice affermazione contenuta nella relazione 2018. Una frase che fa riferimento all’art. 331 del codice di procedura penale sull’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria da parte dei funzionari pubblici:

“La depenalizzazione disposta dal legislatore anche in materia di antiriciclaggio, si riflette sulla tendenziale riduzione del numero delle denunce”.

Il decreto in questione, che recita: “Disposizioni in materia di depenalizzazioni”, è il n. 8 del 15 gennaio 2016, promulgato sotto il governo Renzi. Da quando è in vigore, dice l’Unità di Informazione Finanziaria, produce minori denunce e dunque minori illeciti svelati.

Doveva servire a svuotare le carceri, non ad aumentare le transazioni illecite.

Almeno così ci avevano detto.

 

 

 

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