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CEMENTAL: NON C’E’ GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI AMIANTO

11 maggio 2018

Mercoledì 9 maggio 2018 si è tenuta l’udienza conclusiva del processo al proprietario della
Cemental di Correggio, Franco Ponti, per avere causato il decesso per mesotelioma di Luciano
Nanetti e lesioni gravi (asbestosi) a Paolo Montanari a causa del colpevole uso dell’amianto senza le
adeguate protezioni previste dalla legge.
Profondo sconcerto e delusione per l’ampia delegazione di familiari delle vittime della
CEMENTAL, dell’AFeVA Emilia Romagna e di Casale Monferrato, della CGIL di Reggio
Emilia, dell’Emilia Romagna e della CGIL Nazionale, che hanno ascoltato le parole del
giudice che ha assolto “perchè il fatto non sussiste” Franco Ponti proprietario della
CEMENTAL nel caso di Luciano Nanetti e per intervenuta prescrizione nel caso di Paolo
Montanari.

Si tratta di una sentenza che lascia inevasa la legittima richiesta di GIUSTIZIA delle
vittime e dell’ennesimo episodio che conferma l’inadeguatezza della macchina giudiziaria
nell’accertamento delle responsabilità nelle stragi di amianto e della conseguente condanna
penale dei responsabili, che continuano a godere di una sorta di impunità.
Aspetteremo le motivazioni della sentenza per comprendere compiutamente l’esito del
processo.

Possiamo però valutare alcuni fatti sufficientemente acclarati anche nell’ambito di questo processo:
1. I numeri della strage per amianto consumata dalla Cemental portano ad oltre 20 i decessi per
MESOTELIOMA fra cui 3 cittadini di Correggio che mai hanno lavorato alla CEMENTAL ma
vivevano nelle vicinanze della fabbrica, a questi si aggiungono 9 tumori al polmone, 14 malati di
asbestosi e 9 placche pleuriche. Si tratta di morti e di malati strettamente riconducibili alla
lavorazione dell’amianto. La Cemental porta il triste record di incidenza di mesoteliomi anche
rispetto alle altre aziende di lavorazione del cemento-amianto in provincia di Reggio Emilia con
circa il 10% in più.
2. Dalla fine degli anni ’50 si lavorava l’amianto senza alcuna precauzione e protezione dei
lavoratori, e senza informarli del rischio che correvano, dal 1976 le verifiche della AUSL
confermano i dati completamente fuori norma rispetto ai limiti previsti dalla legge, come anche le
verifiche del 1983-1985. Solo nel 1988 raggiunge i valori standard: un anno prima di chiudere!! da
qui la specifica responsabilità di Franco Ponti. Infatti nel 1986 il Comune di Correggio chiede il
trasferimento dello stabilimento a causa della sua pericolosità, e solo nel 1989 cessa la produzione
con l’uso dell’amianto.

E’ quindi acclarata la verità di una condotta non rispettosa delle leggi e della salute dei
lavoratori da parte della proprietà della Cemental, peraltro riconosciuta in sede civile e penale in
altri due processi .
Ma la vicenda di questo processo ci interroga su altri aspetti sui quali intendiamo
mantenere alta l’attenzione dei cittadini e sui quali chiediamo il necessario impegno della
magistratura, ovvero i decessi da amianto di altri lavoratori della CEMENTAL e in considerazione
dei dati epidemiologici drammatici in provincia di Reggio Emilia, di tutti i lavoratori ammalati e
deceduti per amianto nelle aziende del territorio Reggiano.
Sollecitiamo inoltre l’azione della Procura della Repubblica di Reggio Emilia con
riferimento al filone del processo ETERNIT BIS che si è incardinato a Reggio Emilia, nonché in
riferimento all’esposto del Sindaco di Rubiera relativo ai lavoratori ETERNIT e ai cittadini di
Rubiera deceduti per le conseguenze delle esposizioni ad amianto.
Ma il tema della GIUSTIZIA nei processi di amianto riguarda tutto il territorio regionale e
nazionale, e lo dimostrano la sequenza impressionante e scandalosa di assoluzioni alle quali
abbiamo assistito negli ultimi anni.

Troppo spesso nei processi viene concessa dignità scientifica a tesi prodotte da periti al
soldo delle aziende, spesso sconfessati dalla comunità scientifica raccolta attorno alle Conferenze di
consenso che hanno portato ad acclarare come ogni esposizione ad amianto che si accumulava abbia
causato un sovrappiù di malattie e sia stata determinante nella loro insorgenza.
Non sappiamo tutto su queste malattie, ma ne sappiamo a sufficienza, e conosciamo come si
svolgeva il lavoro nelle aziende, per chiedere condanne “oltre ogni ragionevole dubbio” dei
responsabili.
Per tornare al processo in questione e alla vicenda CEMENTAL denunciamo lo scandalo
che diversi ex-sindaci nell’ambito del dibattimento processuale abbiano di fatto coperto la
responsabilità dei Ponti e che addirittura sia stato fatto un appello pubblico per garantire la loro
impunità.

Per tutto questo diciamo basta, e confermiamo il nostro impegno nelle aule di tribunale e nel
paese per chiedere che si metta mano alla macchina della giustizia per un suo funzionamento
corretto, non sulla base di un atteggiamento vendicativo, ma per chiedere il rispetto dei principi
costituzionali e di legge, per ottenere giustizia. Nel contempo rinnoviamo la richiesta al legislatore,
al governo e a tutte le istituzioni di affrontare il tema amianto in tutti i suoi aspetti assumendolo
come una priorità nazionale e dando celermente risposte ai temi delle cure, della giustizia, del
riconoscimento dei diritti e della prevenzione e quindi della necessità di procedere rapidamente alle
bonifiche.
Non ci stancheremo mai di denunciare il ripetersi di questi fatti che riguardano la giustizia
nel nostro paese. Pretendiamo che giustizia sia fatta.

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