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DIETRO LE QUINTE DEL CSM

5 settembre 2018

Paolo Bonacini, giornalista

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Il Procuratore Capo della Procura di Reggio Emilia dott. Marco Mescolini la mattina di giovedì 6 settembre rimette la toga in veste di Pubblico Ministero al processo Aemilia. Dovrà replicare, assieme alla collega della DDA di Bologna Beatrice Ronchi, alle decine di avvocati che hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti. Dovrà confutare le tante ricostruzioni dei fatti da loro portate a sostegno della versione assolutoria. Dovrà riassumere gli elementi necessari e sufficienti a smontare alcune macro tesi, in alcuni casi anche contraddittorie tra loro, che hanno risuonato in aula durante le arringhe estive: la ‘ndrangheta non esiste, la ‘ndrangheta è una cosa seria mentre la cosca emiliana no, l’accusa è fondata solo sul clamore mediatico del processo, l’accusa non è mai stata illustrata negli atti investigativi e neppure nelle requisitorie finali, il processo è a rischio di invalidazione per le scelte discutibili del collegio giudicante, sono stati lesi i diritti della difesa, non c’è stata imparzialità e parità di trattamento tra accusa e difesa. Eccetera.

L’udienza numero 190 il dott. Marco Mescolini l’affronterà sapendo anche che in questa città, Reggio Emilia, ci dovrà restare ben oltre il mese di ottobre quando è presumibile arriverà la sentenza di primo grado. Ci dovrà restare nella sua nuova veste di Procuratore Capo dopo che il 4 luglio scorso il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha finalmente sciolto il nodo della nomina che da mesi si attendeva.

Finalmente è un termine appropriato perché Reggio Emilia aspettava un nuovo capo in Procura già da un anno, dopo l’andata in pensione di Giorgio Grandinetti, e perché, come vedremo, nonostante il regolare funzionamento degli uffici e delle attività, quella attesa rischiava di produrre effetti negativi.

Ma come si è arrivati alla nomina di Mescolini e cosa ha ritardato la scelta del Plenum? Le poche notizie diffuse in questi mesi non rendono bene la complessità della questione. Si è parlato dell’ampia rosa di pretendenti al posto (addirittura quindici all’inizio) per una poltrona ambita visto il rilievo nazionale che Reggio Emilia ha acquisito attraverso il processo Aemilia. Ma in realtà al conferimento dell’incarico il CSM è giunto dopo un confronto aspro e prolungato nel tempo, che però già nel mese di febbraio registrava due soli forti candidati al ruolo, rimasti a contendersi la città simbolo della penetrazione mafiosa in Emilia Romagna e del contrasto alle sue attività.

Il primo nome è appunto quello di Marco Mescolini, 52 anni, originario di Cesena, dal 2010 al lavoro presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna. Noto in tutta Italia come magistrato requirente che ha ispirato il processo Aemilia e ne ha condotto l’accusa.

Ma il secondo candidato non è da meno: Alfonso D’Avino, 62 anni, procuratore aggiungo nella più grande procura italiana, quella di Napoli, dove lavora nel pool che indaga i reati contro la Pubblica Amministrazione. Noto in tutta Italia per il suo conflitto con il collega Henry John Woodcock sul caso CONSIP.

Il primo confronto di merito tra le due candidature avviene nella seduta del Plenum il 14 febbraio 2018 e a sostenere Mescolini è il membro togato del CSM Massimo Forciniti di “Unità per la Costituzione”, relatore di maggioranza, che ne sottolinea la lunga esperienza in diverse regioni del Paese. Mescolini è definito “un pioniere” nelle funzioni di pubblica accusa del magistrato; un pioniere che ha risolto “felicemente” le indagini su diversi casi di criminalità organizzata, omicidi, traffici transnazionali, e si occupa di materie importanti quali “la prevenzione nell’utilizzo del sistema finanziario, il terrorismo, il contrasto patrimoniale alle organizzazioni criminali”. E poi naturalmente c’è Aemilia, l’indagine a cui Mescolini lavora dal 2009 scoperchiando “la penetrazione della ‘ndrangheta nel tessuto economico e sociale dell’Emilia Romagna” dove la mafia ha mostrato il proprio volto imprenditoriale. La sua esperienza unita alle “innate e indubbie capacità organizzative” lo ha portato a scegliere con grande abilità “le tecniche investigative più efficaci al raggiungimento dell’obiettivo probatorio” e a risolvere problemi non indifferenti nella gestione delle attività nell’aula bunker di Reggio Emilia.

A preferire Alfonso D’Avino per la Procura di Reggio Emilia è invece Luca Forteleoni di “Magistratura Indipendente”, relatore di minoranza, che definisce la sua candidatura “di gran lunga prevalente” rispetto a quella del dott. Mescolini. Perché D’Avino opera nella più grande Procura italiana, perché ha già svolto funzioni semidirettive, perché ha dieci anni di esperienza in più rispetto a Mescolini. “Stiamo parlando di due magistrati” aggiunge Forteleoni, “che danno entrambi la vita per il loro lavoro, però è il dott. D’Avino che da 29 anni è in magistratura e combatte la camorra e la criminalità organizzata”.

Certo, ma a Reggio Emilia è impiantata la ‘ndrangheta, non la camorra, ed è il consigliere Piergiorgio Morosini, ex segretario nazionale di Magistratura Democratica, a spingere sulla competenza territoriale: “Stiamo parlando di una realtà molto peculiare, Reggio Emilia, dove sono emerse vicende giudiziarie di grandissimo rilievo” e Mescolini ha vissuto in questa regione “una esperienza professionale irripetibile, per la qualità e la quantità delle imputazioni convogliate nel processo Aemilia. Ha lavorato fianco a fianco con la polizia giudiziaria del territorio e la sua presenza al vertice della procura di Reggio Emilia in questo momento darebbe grande continuità e completezza al lavoro svolto in questi anni”.

Per pareggiare i conti interviene anche il consigliere del CSM Lorenzo Pontecorvo, della stessa corrente “Magistratura Indipendente” di Forteleoni: “Ma signori, scusatemi, c’è un procuratore aggiunto di Napoli con dieci anni di anzianità in più e un magistrato con dieci anni in meno che non ha mai svolto una funzione semidirettiva e per due anni è stato fuori ruolo come capo ufficio del Viceministro dell’Economia e delle Finanze” sotto il governo Prodi: “Non venite a convincermi che questo magistrato è preferibile al procuratore aggiunto di Napoli”.

E’ chiaro da queste trascrizioni che l’accordo non si trova e lo stesso Pontecorvo chiede al Vicepresidente del CSM Giovanni Legnini di rinviare la decisione o rimandarla alla Commissione per una valutazione “più serena”. Quattordici voti a favore del rinvio: se ne parlerà nella prossima seduta.

Ma il 21 febbraio siamo da capo ed è il consigliere Luca Palamara che chiede un nuovo rinvio accolto dal Plenum. Nelle successive sedute neppure se ne parla di Reggio Emilia. Silenzio per altri quattro mesi e mezzo, fino al 4 luglio, quando all’inizio della riunione si alza il consigliere laico Paola Balducci di SEL e dice: “Nella commissione di cui ero Vicepresidente, quindi parliamo di tanto, troppo tempo fa, la decisione per la Procura di Reggio Emilia era già stata presa. Ma ancora oggi quel posto è sguarnito e là si sta svolgendo uno dei processi più delicati del paese, Aemilia. Tanti si lamentano che questo Consiglio fa passare troppo tempo tra il momento in cui è bandita l’assegnazione e quello in cui si decide la nomina. Metta a verbale che chiedo di decidere su Reggio Emilia e chiudere il discorso”.

Le fa eco Piergiorgio Morosini: “Anche io sottolineo l’importanza della decisione, perché l’assenza di un Procuratore Capo a Reggio Emilia ha effetti negativi sulla funzionalità di quell’ufficio”.

Antonio Leone del Nuovo Centrodestra non è d’accordo e chiede un nuovo rinvio che viene respinto a maggioranza: undici voti contro sette.

E’ a quel punto che il CSM tira fuori il suo asso nella manica, forse preparato con cura in quei mesi: prima della nomina alla Procura di Reggio Emilia si decide la nomina alla Procura di Parma. Il consigliere Aldo Morgigni propone per la città ducale al posto del dott. Salvatore Rustico, andato in pensione in primavera, “un magistrato qualificatissimo” proveniente dalla Procura di Napoli: il dott. Alfonso D’Avino. Proprio lui, l’avversario di Mescolini a Reggio. Approvato dal Plenum con dodici voti a favore.

Ora è tempo di decidere per Reggio Emilia, dove la poltrona di Procuratore Capo è vacante da un anno e quei possibili “effetti negativi” destano preoccupazione. Lo stesso Morgigni richiama ciò che è ovvio: “Ora che chiaramente non c’è più la candidatura di D’Avino, che io sostenevo, non c’è più comparazione e dobbiamo valutare le motivazioni a sostegno della proposta Mescolini”. Che passa con 17 voti a favore, cinque in più di D’Avino a Parma.

Tutto è bene ciò che per il CSM finisce bene.

 

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