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COVID FASE 2 E SCUOLE CHIUSE: UN PROBLEMA CHE NON DEVE SCARICARSI SULLE SPALLE DELLE LAVORATRICI

4 Maggio 2020

Abbiamo ascoltato nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio Conte illustrare in conferenza stampa le direttive sulle quali viene orientata la cosiddetta Fase 2, che prevede la riapertura sempre più capillare delle attività lavorative e contemporaneamente la permanenza della disposizione della chiusura scolastica di ogni ordine e grado.

Prendiamo atto dell’orientamento suggerito dalla comunità scientifica nel rimandare la riapertura delle scuole, ma siamo molto preoccupate degli effetti e delle ricadute sull’occupazione femminile se questa strada non prevederà un percorso parallelo di sostegno ai minori, agli studenti, alle famiglie ed in particolare alle donne.

E’ argomento noto che i carichi familiari di cura verso i figli, i disabili e gli anziani ricadano ancora quasi esclusivamente sulle spalle delle donne e che questo avveniva anche prima della diffusione del coronavirus. Ne sono testimonianza le statistiche che ogni anno vedono aumentare il tasso di disoccupazione femminile oltre alle dimissioni delle lavoratrici a seguito della nascita di un figlio.

Le metalmeccaniche e la Fiom-Cgil si sono sempre battute, nei luoghi di lavoro e all’interno dell’Organizzazione, allo scopo di rendere eque le possibilità di accesso al lavoro, per provare ad evitare quel gap retributivo che danneggia molte donne obbligate alla scelta del part time, per rimuovere quell’insieme di barriere sociali, culturali e psicologiche che ostacola il conseguimento della parità e l’accesso ai percorsi di carriera.

Riteniamo che la scarsa attenzione rivolta a chi si occuperà dei figli costretti a casa per la scuola chiusa mentre la fabbrica o l’ufficio riaprirà, porti a

Temiamo che ancora una volta saranno le lavoratrici a sopperire a quella che consideriamo una mancanza dello Stato e a risolvere con una soluzione “fai da te” obbligata che potrebbe comportare la messa in discussione del proprio rapporto di lavoro. Servono misure specifiche per le lavoratrici, perché in gioco c’è il diritto al lavoro e all’indipendenza economica.

A questo proposito riteniamo insufficienti gli strumenti proposti fino ad ora: non bastano 15 giorni di congedo parentale o bonus una tantum per baby sitter, significa solo procrastinare il problema di qualche settimana, anche perchè il protrarsi del distanziamento ha annullato (per chi lo aveva) il supporto e il sostegno dei “nonni non conviventi”.

Chiediamo che vengano tutelate le lavoratrici e che nessuna si debba sentire obbligata a perdere diritti o a lasciare il lavoro.
Chiediamo alla Cgil di farsi portavoce di queste richieste a tutti i tavoli istituzionali a cui siede.
Chiediamo alle amministrazioni locali, regionali e al Governo di presentare un piano di strumenti che garantiscano la tutela della salute dei minori, comprensivo di progetti educativi a loro rivolti, perché questi mesi hanno azzerato la loro socialità e modificato il loro sviluppo psicofisico. Strumenti che abbiano costi sostenibili, associati ad un ulteriore periodo di congedo parentale indennizzato al 100% che preveda una parte di fruizione obbligatoria per i papà e che dia garanzia di copertura fino alla ripresa scolastica.

Perché non vogliamo che una pandemia mondiale diventi un altro problema di genere e una drammatica questione di classe.

Ordine del Giorno Assemblea Generale Fiom-Cgil Reggio Emilia

29 aprile 2020

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