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L’ANNO CHE STA ARRIVANDO…

9 Gennaio 2020

di Paolo Bonacini, giornalista

OROLOGIO DI BOLOGNA

“Tra un anno passerà…” diceva un tale; e come lui anche noi ci stiamo preparando.

Come sarà il 2020? Lungo e intenso, portatore di vittorie e di sconfitte… né più né meno degli altri anni. Ma per non scadere nel cinismo proviamo a stendere un sintetico calendario delle cose più significative che accadranno, con il cuore rivolto ai temi di cui ci occupiamo normalmente. Se ci sbagliamo perdonate: mica siamo il mago Otelma…

Gennaio
La cosa più attesa è il verdetto sullo scontro elettorale tra Bonaccini (che in Emilia Romagna conta più di Zingaretti) e Salvini (che in Emilia Romagna conta più della Borgonzoni). Ma entro la fine del mese dovrebbero anche arrivare sui tavoli del Tribunale di Reggio Emilia le richieste di rinvio a giudizio per gli imputati della inchiesta “Angeli e Demoni”. I 27 indagati, elencati nell’ordinanza del giudice Luca Ramponi del 29 giugno scorso, sono intanto diventati 28. E’ uscito l’avvocato Marco Scarpati e sono entrati i due ex sindaci di Montecchio, Paolo Colli, e di Cavriago, Paolo Burani. Presumibilmente entro l’inizio della primavera inizieranno le udienze.

Febbraio
Alle 9.30 del 13 febbraio, in un’aula del carcere della Dozza a Bologna, inizierà l’appello del processo Aemilia. Il primo round riguarda i 24 imputati giudicati in abbreviato a Reggio Emilia (325 anni di condanne); la settimana successiva, il 19 febbraio, toccherà al rito ordinario con 120 imputati (898 anni di carcere). Martedì 18 febbraio, nell’aula Bachelet della Corte d’Appello, si terrà invece la Camera di Consiglio per i casi rinviati ai giudici dalla Cassazione in relazione al rito abbreviato di Bologna. Dovranno essere ridiscussi i risarcimenti (negati nel precedente appello) alle organizzazioni sindacali CGIL CISL e UIL, e alle Camere del Lavoro di Reggio e Modena. La Cassazione ha ritenuto in sostanza che i condannati per associazione mafiosa siano responsabili nei confronti di queste Parti Civili e toccherà stabilire in che misura. Verrà inoltre ridiscusso il caso di Giuseppe Pagliani, ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale a Reggio Emilia, assolto in primo grado e condannato in secondo a 4 anni di reclusione.

Marzo
Verrà condannato a 18 anni di lavori forzati da svolgersi sul monte Cusna, e all’interdizione perpetua da Brescello, Erminio Bertoli, colpevole di avere imbrattato con un una bomboletta spray la campana di Peppone e don Camillo la notte di Capodanno. Non varranno le attenuanti di avere spontaneamente confessato il delitto, di averlo fatto per segnalare l’incuria e il degrado del luogo in cui si trova la campana, di essere stato il fondatore del Museo di Peppone e don Camillo, e di avere lui stesso recuperato in anni lontani la campana, quando altri se ne fregavano. La sentenza sarà inflessibile, come inflessibili e categorici nella denuncia del gesto riprovevole sono stati nei giorni scorsi il sindaco di Brescello Elena Benassi e il vice sindaco Stefano Storchi: “Il nostro paese non merita questi gesti vili”.

Aprile     
Reggio si spopola perché tutte le persone di buon cuore della provincia saliranno sul monte Cusna per esprimere la loro solidarietà a Erminio Bertoli. La cui unica colpa, a parte un po’ di sana follia, è quella di amare il prossimo e di non conoscere il significato della parola “omertà”. Faremo ritorno in città solo il 25 aprile per celebrare degnamente il 75esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Maggio
Viene pronunciata (o forse è già stata pronunciata) la sentenza di primo grado del processo Aemilia ‘92 per i quattro imputati (Nicolino Grande Aracri, Antonio Lerose, Angelo Greco e Antonio Ciampà) che hanno scelto il rito ordinario. Assieme a Nicolino Sarcone e Antonio Valerio sono accusati, grazie alle nuove rivelazioni scaturite in Aemilia, di essere i responsabili (con altri già giudicati) dei due omicidi compiuti a Pieve Modolena e a Brescello in settembre e in ottobre. Vennero uccisi Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero, per decretare in modo eclatante, secondo l’accusa, il controllo mafioso del territorio emiliano da parte delle famiglie unite Grande Aracri/Ciampà/Dragone/Arena. Un altro tassello dell’alterna storia di faide sanguinose e affari silenziosi, che segna la presenza della ‘ndrangheta in provincia, andrà al suo posto.

Giugno
Sabato 20 si celebra in tutto il mondo, su iniziativa dell’ONU, la “giornata del rifugiato”. Un buon modo per capirne il significato è andare a Genova e visitare al Museo Galata la mostra permanente titolata “La Merica”, che racconta con eccezionali ambientazioni storiche la grande migrazione italiana oltre oceano tra il 1850 e il 1925.

29 milioni di nostri concittadini si imbarcarono sui piroscafi diretti a New York, San Francisco, Montevideo, Valparaiso, Buenos Aires e via dicendo, con la speranza di “prendersi cura della propria famiglia, avere un lavoro, andare a scuola e avere un posto che si possa chiamare casa”. Dietro ognuno di loro c’era una storia che merita di essere ascoltata, come meritano di essere ascoltate le storie dei 70 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati, costretti oggi a fuggire da guerre e persecuzioni, a cercare salvezza in un altro paese. Come hanno fatto i 4,5 milioni di immigrati che oggi risiedono in Italia e producono ricchezza.

Luglio
“I lavoratori reggiani accorsero in massa in Piazza d’Armi (Piazza della Vittoria) per il comizio che si teneva al Teatro Ariosto. Reparti del 66° fanteria vennero dislocato in via Monzermone e corso Cairoli, reparti di cavalleria sul lato dei giardini pubblici, carabinieri e polizia davanti al Teatro Ariosto per trattenere la folla. Il lancio di una pietra fu il pretesto per la sparatoria mentre un’aria di tempesta scendeva sulla città. I colpi contro la folla in direzione della chiesa di San Francesco provocarono la morte di… “.

Non è al 7 luglio 1960 che si riferisce questa narrazione giornalistica, come si potrebbe credere, ma al 25 febbraio 1915, quando in piazza scesero i lavoratori che volevano impedire il comizio di Cesare Battisti in favore dell’intervento in guerra dell’Italia. Il bilancio fu di due morti (Fermo Angioletti e Mario Baricchi) e tredici feriti. Erano muratori, braccianti, fattorini: molti di loro avevano solo 15 anni.

Siamo sempre a Reggio Emilia, sempre davanti al Teatro Ariosto, sempre al cospetto dei momenti bui in cui la ragione cede il posto alla violenza. Perché la storia è spesso drammaticamente ripetitiva e l’unico vero antidoto è la memoria. Celebriamo degnamente i nostri Martiri del 7 luglio, nel 60° di quella giornata tragica che costò la vita a Marino Serri, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Afro Tondelli, ed avremo celebrato degnamente anche i martiri del 1915. Umili operai gli uni, umili operai gli altri: che pagano alla storia sempre il prezzo più alto.

Agosto
Quarant’anni dopo la strage alla stazione di Bologna, il più grave attentato terroristico del dopoguerra in Italia, forse il 2 agosto di quest’anno sapremo qualcosa di più. Sapremo se un altro estremista di destra, Gilberto Cavallini, è “responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”, come sostenuto dai PM che per lui hanno chiesto l‘ergastolo in Corte d’Assise a dicembre, della bomba che uccise 85 persone e ne ferì 200. Sapremo se alla stazione, in quel giorno che fermò l’orologio alle 10,25, c’era anche un personaggio oggi a piede libero ma straordinariamente presente nelle più gravi storie eversive del nostro Paese: il reggiano Paolo Bellini, chiamato nuovamente in ballo dalle riprese amatoriali di un turista tedesco. Sapremo se le analisi compiute all’Università di Bologna sull’esplosivo (che indicano la presenza di tritolite propria degli ordigni militari) apriranno nuove piste alla ricerca di quella verità completa che ancora manca. L’ha ricordato lo scorso anno il Presidente Mattarella: “La disumana ferocia della strage alla stazione di Bologna è parte incancellabile della memoria del popolo italiano e della storia della Repubblica. Le istituzioni sono riuscite a definire una verità giudiziaria, giungendo alla condanna degli esecutori e portando alla luce la matrice neofascista dei terroristi, ma l’impegno profuso non è riuscito a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato. È una verità che dovrà essere interamente conquistata.”

Settembre
“Faccia lo Stato il suo dovere! Troppi mandanti, troppi vili esecutori variamente protetti, circolano per le nostre strade”. E’ un monito universale del profeta Ezechiele, pronunciato dal cardinale Salvatore Pappalardo nel 1979 al funerale del capo della squadra mobile di Palermo Boris Giuliano, ucciso dalla mafia di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano per mano di Leoluca Bagarella. Ma tre anni dopo quel monito divenne una “frustata per tutti” quando lo stesso Pappalardo, nel giorno del funerale di Carlo Alberto Dalla Chiesa, disse di fronte al Presidente Sandro Pertini: “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”. In questo settembre che conta 100 anni esatti dalla nascita di Carlo Alberto Dalla Chiesa, e 38 anni dalla morte, ricordiamocene: “Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata”.

Ottobre
Nel secondo anniversario delle due storiche sentenze di Aemilia del 2018, le aule dei tribunali in Emilia Romagna sono intasate. Arrivano a processo e si srotolano le storie di Grimilde e di Octopus che mescolano affari mafiosi e collusioni con la politica e l’economia; Evasion Bluffing, Billions, Paga Globale e indagini in Romagna sul caporalato spinto, l’evasione fiscale, il riciclaggio e la falsa fatturazione; le due inchieste sui dirigenti del Comune di Reggio Emilia accusati di avere interpretato a modo loro i criteri di assegnazione degli appalti e di assunzione del personale; la costola di Aemilia che contempla a Modena l’accusa di violenza e minaccia a corpo politico amministrativo e giudiziario dello Stato per i tentativi illeciti di uomini con funzioni pubbliche di cancellare le interdittive antimafia che avevano colpito imprese locali. Centinaia e centinaia di imputati sono chiamati a risponderne nel complesso. E noi che speravamo fosse tutto finito il 31 ottobre 2018…

Novembre
Si inaugura in provincia di Reggio Emilia il primo bene confiscato alla ‘ndrangheta che ritorna finalmente nelle disponibilità della comunità locale attraverso un progetto di riutilizzo per fini sociali presentato da… e che prevede che…

Non sappiamo ancora da chi, e per che cosa, ma siamo fiduciosi che entro un anno questa consegna avverrà. Deve avvenire. Perché gli immobili confiscati sono tanti, in tanti comuni, e la restituzione ai cittadini anche di uno solo di essi sarebbe un fatto di elevato valore simbolico.

Dicembre
Auguri di Buone Feste. Magari siamo i primi in Italia a farli per il 2020 e allora lo facciamo con un “Consiglio spassionato”,  che è anche il titolo di una robusta poesia di Alfonso Gatto, protagonista dell’ermetismo italiano nato un numero binario di anni fa: 111.

“Non date retta al re, non date retta a me.
Chi v’inganna si fa sempre più alto d’una spanna,
mette sempre un berretto, incede eretto
con tante medaglie sul petto.
Sbagliate soltanto da voi, come i cavalli, come i buoi,
come gli uccelli, i pesci, i serpenti
che non hanno monumenti e non sanno mai la storia.
Chi vive è senza gloria.”

SCRIVETECI! cgilrelegalita@er.cgil.it

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