Verità per Giulio Regeni

PROFILTUBI. FIOM “E’ FATTA GIUSTIZIA. UN RINGRAZIAMENTO AI LEGALI E AI LAVORATORI”

Il Tribunale del Lavoro di Reggio Emilia ha condannato la Profiltubi di Reggiolo per condotta antisindacale.
Lo fa sapere in una nota la Fiom Cgil di Reggio Emilia che nei mesi scorsi aveva sporto denuncia nei confronti dell’azienda. La Profiltubi – parte del Gruppo Eusider Spa della Famiglia Anghileri di Lecco – aveva provveduto ad inviare contestazioni disciplinari ai lavoratori aderenti al blocco delle prestazioni in regime di orario straordinario proclamato da Fim, Fiom e Uilm nazionali nell’ambito della vertenza per il rinnovo del contratto collettivo nazionale.

“L’Azienda aveva affisso in bacheca l’elenco delle operaie e degli operai comandati al lavoro straordinario per alcuni sabati del mese di giugno, alcuni di questi avevano valutato di non seguire il comando datoriale astenendosi dal lavoro, in quanto aderenti allo sciopero indetto dalle sigle confederali dei metalmeccanici – spiega il sindacato – La Profiltubi aveva quindi inviato loro contestazioni disciplinari in cui si contestava l’assenza in quei sabati come “ingiustificata””.

Dal punto di vista legale, il blocco delle attività in straordinario è una forma di sciopero e per queste ragioni le tute blu della Cgil di Reggio Emilia avevano prima denunciato pubblicamente, poi scioperato, senza tuttavia ottenere alcuna risposta da parte della Società.
La Fiom di Reggio ha dato quindi mandato ai propri legali – gli avvocati Luca Incerti, Massimo Ferrari, Andrea Consolini e Niccolò Vendemiati – di ricorrere al Tribunale ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto del Lavoratori, norma diretta ad inibire i comportamenti volti a impedire o limitare l’esercizio della libertà o dell’attività sindacale, nonché del diritto di sciopero.

“Il Tribunale di Reggio Emilia, sezione lavoro, nella persona della dott.ssa Silvia Cavallari, ha riconosciuto che l’azienda ha inviato le contestazioni per spingere i lavoratori a svolgere le prestazioni in straordinario, utilizzando il potere disciplinare non per sanzionare i lavoratori per loro mancanze, ma per limitarne le libertà, fare loro paura, forzare le loro scelte” spiega Emiliano Borciani della Fiom di Reggio Emilia.

L’azienda non è nuova a iniziative di questo tipo, infatti già nel mese di dicembre dell’anno scorso le lavoratrici e i lavoratori della Profiltubi sono entrati in sciopero insieme ai collegi degli stabilimenti dell’Eusider in Brianza per denunciare “l’uso sistematico di distacchi e trasferimenti presso altri siti che non hanno alcun fondamento organizzativo, e nei fatti indurrebbero i lavoratori stessi alle dimissioni” e, solo un mese prima, in un’altra azienda del Gruppo, la OMV, era stato licenziato un delegato della Fiom e a quel licenziamento era seguito uno sciopero a cui aveva aderito il 90% dei lavoratori.

“Il decreto pronunciato dal Giudice del lavoro di Reggio Emilia è rilevante – spiegano i legali della Fiom di Reggio Emilia – in quanto ha riconosciuto il valore intimidatorio (e quindi limitativo dell’esercizio del diritto di sciopero) della contestazione disciplinare in sé considerata, a prescindere dall’eventuale successiva adozione del provvedimento disciplinare.”.

Alla Società è stata quindi ordinata dal Tribunale la cessazione della denunciata condotta antisindacale.

“Auspichiamo che con questa pronuncia si possa mettere un punto a questo tipo di iniziative antisindacali e si possa aprire una nuova pagina di corrette relazioni sindacali” dichiara Emiliano Borciani.

Per Simone Vecchi, segretario generale della Fiom di Reggio Emilia, “ci sono aziende che sono intolleranti all’idea che i lavoratori si organizzino collettivamente, che esprimano un punto di vista non individuale tramite il sindacato, e hanno dirigenti che esprimono una cultura imprenditoriale che sembra provenire da un altro tempo o da altri luoghi, di certo non l’Italia Repubblicana, per questo la sentenza del Tribunale di Reggio Emilia è un monito anche per tutte quelle imprese che pensano di poter comandare la forza lavoro infischiandosene delle leggi e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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