La Camera di Commercio di Reggio Emilia ha ospitato questa mattina un convegno dal titolo “Attrattività di impresa e benessere lavorativo: soluzioni win-win per la contrattazione aziendale” organizzato dalle federazioni Fim Fiom Uilm di Reggio Emilia con ospiti esperti di organizzazione di impresa e relazioni sindacali.
“La contrattazione aziendale può essere un’opportunità di tutto il sistema manifatturiero metalmeccanico locale per rafforzare la competitività di sistema insieme alle condizioni di lavoro, rendendo attraente la metalmeccanica per giovani generazioni, migliorando produttività e salute, guardando al futuro” dichiarano le tute blu di Cgil Cisl Uil loca
Al convegno, moderato dal giornalista Alessio Fontanesi di Telereggio, sono state analizzate le esperienze organizzative e contrattuali delle aziende che hanno implementato lo smart working, la flessibilità d’orario e la riduzione della settimana lavorativa, come tre strumenti per migliorare la conciliazione tra lavoro e bisogni lavorativi.
“La questione non è più se le aziende possano implementare questo tipo di innovazioni organizzative, ma se si possa ancora essere competitivi senza implementarle” ha dichiarato la professoressa Anna Chiara Scapolan dell’Università di Modena e Reggio, riportando risultati di ricerche riguardanti le politiche aziendali per attrarre e trattenere in azienda le competenze aggiungendo che l’implementazione delle innovazioni organizzative di cui si discute “possono essere una vera e propria politica industriale per il territorio se assumono dimensioni sistemiche”.
Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, parlando delle trasformazioni dei bisogni dei lavoratori e delle soluzioni organizzative per conciliarli con le esigenze di produttività aziendale, ha affermato che le sperimentazioni di riduzione di orario “non sono solo auspicabili ma anche urgenti”.

“Le sperimentazioni di riduzioni di orario di lavoro a parità di salario in Belgio, Spagna e Portogallo, dove è stato ridotto l’orario del 12,3%, hanno segnato una svolta nella consapevolezza degli impatti sulle condizioni di lavoro e sulle imprese – ha spiegato Francesco Alifano dottore dell’Università di Modena e Reggio Emilia – in particolare le esperienze portoghesi che hanno riguardato centinaia di aziende e migliaia di lavoratori e lavoratrici hanno visto il 90% dei dipendenti e ben l’80% delle aziende voler rendere strutturale la sperimentazione”.
Gabriele Marzano, responsabile per la Regione Emilia, ha mostrato come la curva demografica e migratoria obblighi i sistemi territoriali e le imprese a produrre politiche per trattenere i giovani della nostra regione, anche attraverso la contrattazione collettiva.
La Professoressa Anna Maria Ponzellini, che ha aperto i lavori, ha riportato le proprie riflessioni dopo oltre venti anni di studio sul tempo e lo spazio nel luogo di lavoro, portando anche la propria esperienza di consulente del Ministero del Lavoro per incentivare esperienze contrattuali “win-win” tra imprese e lavoratori, mettendo a fuoco in particolare come il tema salariale sia centrale nella condizione lavorativa, ma che il tema della conciliazione e dell’orario, una volta considerato marginale, oggi diventa centrale nella costruzione di un rapporto duraturo delle imprese con i propri dipendenti, anche per evitare “fuga dei cervelli” in altre imprese o in altri Paesi.
I lavori sono stati conclusi da Alessandro Bonfatti, Simone Vecchi e Jacopo Scialla – Segretari generali di Fim Fiom Uilm – che hanno dichiarato “occorre uscire dall’idea che nella contrattazione ci sia qualcuno che vince e qualcuno che perde, le proposte che stiamo facendo possono portare vantaggi sia alla qualità della vita di impiegati e operai, sia alla competitività di impresa, per questo auspichiamo che ai tavoli negoziali si parli da subito del costo di queste innovazioni, come con alcune aziende già stiamo facendo. Siamo certi che non troveremo steccati ideologici o politici da parte di manager e HR, e che il confronto su questi temi possa essere costruttivo da subito”.
