Verità per Giulio Regeni

DALLA PARTE DI SILVIA ROMANO. “LE INGIURIE NON SONO OPINIONI, SONO PIETRE CHE FANNO MALE E VANNO DENUNCIATE”

Una bottiglia lanciata contro l’abitazione a Milano di Silvia Romano. Un pesantissimo coro di insulti sui social. Le polemiche per l’abito indossato al rientro e all’annuncio della conversione. Gli attacchi sul riscatto. La politica e la società italiana si sono divise sul caso di Silvia Romano, la ragazza liberata dopo 18 lunghi mesi di prigionia in Somalia.

Silvia – simbolo in queste ore di tutte quelle donne (e uomini) che hanno compiuto la scelta di aderire a missioni umanitarie – deve far i conti oggi con le invettive che le vengono vergognosamente rivolte come donna, come portatrice di un progetto alternativo di società e come persona che non risponde a pieno all’immaginario collettivo.
“Le ingiurie non sono opinioni” commentano alcune testate giornalistiche “sono pietre e fanno male”, non solo, aggiungiamo, sono anche da denunciare.

Come donne e uomini della Cgil, attenti alle politiche e alla solidarietà internazionale ( in cui la Cgil si impegna concretamente sostenendo progetti internazionali) non possiamo rimanere in silenzio davanti allo scempio culturale che anche le reazioni a questa vicenda evidenziano in tutta la loro brutalità.

Uno scempio che abbiamo visto in questi anni farsi largo a colpi di Decreti sicurezza e di politica spiccia, coltivando main stream una mentalità che ha sistematicamente tentato di distruggere la reputazione e le prerogative delle ONG, indiscriminatamente, e di tutte le persone che a vario titolo partono in missione umanitaria per essere utili agli ultimi del mondo.

Ogni analisi del contesto è legittima e libera, compresa l’opinione di chi dice che le missioni umanitarie siano solo un modo con cui l’Occidente cerca di lavarsi la coscienza per le guerre e lo sfruttamento di risorse dei Paesi del sud verso i quali – aggiungiamo noi – si continuano ad esportare armi.

Una polemica infinita che continua a consumarsi nonostante la crisi sanitaria e sociale che stiamo vivendo imporrebbe di affrontare il tema di come si rafforzano i legami sociali, di come si costruisce una collettività solidale in una visione coordinata e globale.

Il caso di Silvia, nelle cronache di questi giorni, non è un episodio isolato in cui le opinioni diventano ingiurie. In cui scatta un meccanismo di autolegittimazione dell’indecenza e si costruiscono, a botte di post e tweet, campagne denigratorie terribili. Tanto che la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta. Campagne denigratorie che diventano purtroppo ancor più crudeli e mistificatorie se sono rivolte alle donne.

La CGIL di Reggio Emilia condanna tutte le esternazioni violente, offensive, discriminatorie e annichilenti che circolano sul web in questi giorni ai danni di una giovane donna liberata da una prigionia durata un anno e mezzo. Esternazioni pericolosissime, nei modi e nei contenuti, perché non solo colpiscono l’autonomia e la libertà delle donne, ma la libertà più intrinseca di ognuno di noi: quella di essere se stessi, anche quando ciò non combacia con l’immagine dominante o prefigurata.

E’ per questo che non può lasciarci indifferente il carico di brutalità che riempie le cronache – anche quella politica se pensiamo alle dichiarazioni di un deputato della Lega in Parlamento – e per questo che non possiamo non stare dalla parte di Silvia.

La Segreteria Cgil Reggio Emilia

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