Verità per Giulio Regeni

DEMM DI NOVELLARA. LAVORATORI IN SCIOPERO PERCHE’ IL SERVIZIO MENSA SIA ESTESO A TUTTI.

LA FIOM “META’ DEI DIPENDENTI NON NE HA DIRITTO, OMOGENIZZARE IL SERVIZIO E’ UN ATTO DOVUTO”

I lavoratori della DEMM Novellara (Ex Nuova TMR), azienda con 31 dipendenti che produce principalmente alberi di trasmissione per l’industria e fa parte del Gruppo Certina, hanno incrociato le braccia ieri mattina in uno sciopero articolato di due ore.

“La mobilitazione nasce dall’esigenza dei lavoratori di ottenere una reale omogeneità sul trattamento mensa – spiega la Fiom provinciale – La richiesta sindacale è chiara: erogazione di buoni pasto da 10 euro per tutti i dipendenti, al fine di uniformare le condizioni attuali”.

Un tema sul quale Rsu e lavoratori hanno ritenuto la risposta dell’Azienda, che ha proposto di rimandare la discussione per ulteriori 6 mesi, “insufficiente e irricevibile”.

“La proposta della Direzione di rimandare il confronto si configura come un insulto alla disponibilità dimostrata dai lavoratori – spiega Emiliano Borciani della Fiom – È bene sottolineare che i lavoratori hanno deciso di rinunciare alla presentazione di una piattaforma di rinnovo del contratto aziendale e che l’unica istanza avanzata riguarda esclusivamente l’omogeneizzazione del servizio mensa. Riteniamo inaccettabile che, a fronte di una richiesta così contenuta e mirata, l’azienda risponda con un rinvio temporale ingiustificato”.

“Il contratto aziendale, scaduto nel 2023 non è stato rinnovato a fronte del fatto che per tutto il 2024 è stato in vigore un Accordo di solidarietà,rinnovato nel 2025, ma che di fatto non ha portato a riduzioni di orario di lavoro. Poi si sono attesi sviluppi, vista l’instabilità dei mercati, e insieme ai lavoratori abbiamo deciso di attendere a presentare la piattaforma di rinnovo del contratto aziendale – conclude Borciani – Seppur come detto già dal 2025 nessun ammortizzatore è stato utilizzato. Quella dell’omogenizzazione del servizio mensa è dunque l’unica richiesta avanzata: ad oggi circa metà dei lavoratori fruisce già del servizio al costo di 1,5 euro e l’altra metà non ne ha diritto. Erogare un buono pasto da 10 euro per tutti ci è sembrato un atto dovuto”.

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