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SANITÀ AL LIMITE:CARENZA DI PERSONALE E FERIE A RISCHIO.LA FP CGIL”NON SIANO I LAVORATORI A PAGARE IL PREZZO DELLA CRISI”

Infermieri, Oss e i professionisti della riabilitazione, sotto pressione in vista dell’estate. La sigla sindacale avverte: “Il diritto al riposo è intoccabile, la salute dei cittadini non si garantisce spremendo chi resta.”

Il sistema sanitario territoriale dell’Ausl di Reggio Emilia si prepara ad un’estate di fuoco, ma non è solo il caldo a preoccupare. A far scattare l’allarme è la cronica carenza di personale che, secondo gli ultimi dati aziendali, rischia di trasformarsi in un’emergenza strutturale già a partire dal primo giugno. Nonostante i bandi e le procedure di somministrazione attivate, il numero di infermieri, Oss e delle altre professioni sanitarie pronti a prendere servizio è inferiore al fabbisogno previsto.

Lo fa sapere la Fp Cgil provinciale che spiega che il termine ultimo per gli ingressi era fissato al 15 maggio. “Il bilancio però si è dimostrato deludente e le nuove unità non bastano a coprire i buchi in organico – scrive il sindacato in una nota – Di fronte a questo scenario, la Direzione aziendale ha già annunciato “ulteriori misure” per garantire la continuità assistenziale. Tra queste, la revisione degli assetti organizzativi, la rimodulazione dei turni e l’uso di “strumenti di compensazione e integrazione” della turnistica ordinaria. In parole povere: turni aggiuntivi e carichi di lavoro più pesanti per chi è già in servizio”.

“La gestione di questa carenza non può e non deve ricadere esclusivamente sulle spalle dei lavoratori – mette in chiaro Gaetano Merlino della Fp – Se da un lato l’Azienda dichiara di voler garantire le tre settimane di ferie estive, dall’altro le misure prospettate sembrano scaricare il problema del reclutamento sul personale interno. Le ferie non sono un premio o una concessione, ma un diritto contrattuale e costituzionale del lavoratore. Il personale che per tutto l’anno copre le assenze a vario titolo non può essere considerato il ‘tampone’ infinito di un sistema che non riesce ad attrarre nuovi professionisti. Non si può chiedere l’ennesimo sacrificio a chi è già allo stremo”.

“Esiste un nesso inscindibile tra il benessere di chi cura e la qualità della cura stessa – prosegue la nota sindacale – La salute del cittadino è la nostra priorità, ma non esiste continuità assistenziale efficace se il personale è ridotto all’esaurimento fisico e psicologico. Garantire il diritto al riposo dei lavoratori significa, di riflesso, garantire una sanità più sicura per tutti i pazienti”.

Il piano dell’Azienda prevede la possibilità di modificare la sequenza dei turni e di inserire “coperture sistematiche” per minimizzare l’impatto della carenza. Sebbene si faccia appello alla “disponibilità volontaria e alla responsabilità”, il timore del sindacato è che la pressione diventi insostenibile, costringendo le equipe a turni massacranti per sopperire alle mancate assunzioni.

“Chiediamo che l’impegno dell’Azienda nella ricerca di nuovo personale sia realmente continuativa e che le “revisioni organizzative” non si traducano in un mero depotenziamento dei servizi o in una compressione dei diritti contrattuali – concludono da via Roma – La sfida della continuità assistenziale non può essere vinta giocando al risparmio sulla pelle di chi, ogni giorno, garantisce la salute pubblica”.

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