Verità per Giulio Regeni

CUCINE OSPEDALIERE DEL SANTA MARIA NUOVA. FP CGIL E UIL FPL “I LAVORATORI RISPONDONO ALLE ACCUSE MEDIATICHE. OLTRE LA METÀ DEGLI OPERATORI SI DISSOCIA DAL PARAGONE CON ‘CUCINE DA INCUBO’ ”

Una risposta ferma e collettiva arriva dalle lavoratrici e dai lavoratori del servizio cucine dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia attraverso i sindacati FP CGIL e UIL FPL, dopo la pubblicazione di un articolo che ha sollevato polemiche sulla qualità del servizio mensa dell’AUSL reggiana, accostando il lavoro degli operatori al celebre format televisivo “Cucine da incubo”.

“Il punto di partenza è numerico, oltre che politico. Dei 38 operatori citati nell’articolo che ha acceso il dibattito, più di 20, cioè oltre la metà, non si riconoscono nei toni e nei contenuti di quelle dichiarazioni. Dopo un’assemblea molto partecipata, i lavoratori hanno scelto di far sentire la propria voce attraverso Fp Cgil e Uil Fpl dissociandosi formalmente da quanto pubblicato sulla stampa cittadina – scrivono in una nota i sindacati – Ci sono state sigle sindacali che hanno fornito ai media una rappresentazione della situazione che non corrisponde alla realtà vissuta quotidianamente dal personale e i lavoratori rimarcano con forza questa distanza: le voci che hanno alimentato la polemica non possono essere considerate rappresentative della totalità, né della maggioranza, dei dipendenti coinvolti”.

Il riferimento al programma televisivo “Cucine da incubo”, nel quale uno chef stellato interviene in ristoranti sull’orlo del fallimento per risollevarne le sorti tra drammi, conflitti e degrado, ha suscitato particolare sdegno tra gli operatori.

“Quel format appartiene all’intrattenimento televisivo e alle sue logiche spettacolarizzanti: associarlo ad un servizio ospedaliero pubblico non solo è fuorviante, ma profondamente irrispettoso verso chi ogni giorno si alza all’alba per garantire pasti sicuri e dignitosi a pazienti e personale sanitario” – si legge nella nota.

“La nostra attività non è uno spettacolo mediatico – hanno scritto i lavoratori nel comunicato diffuso dai sindacati – ma un servizio pubblico essenziale che garantisce ogni mese migliaia di pasti, contribuendo concretamente al percorso di cura delle persone ricoverate e al benessere dei dipendenti”. Queste le parole di chi conosce dall’interno la realtà di una cucina ospedaliera: turni stringenti, standard igienici severi, attenzione alle diete speciali, pressione costante.

“Nessuno nega che in una struttura complessa come un ospedale possano esistere criticità organizzative o strutturali, ma le problematiche devono essere segnalate nelle sedi opportune con metodo e responsabilità. Esiste un modo corretto di trattarle, e non è attraverso titoli ad effetto o paragoni televisivi. Ridurre questi temi a una narrazione d’impatto rischia di danneggiare l’immagine del servizio, delle professionalità coinvolte e dell’intera comunità ospedaliera” spiegano i lavoratori.

Il rischio concreto, in un contesto già sotto pressione come quello della sanità pubblica, è che narrazioni distorte finiscano per ledere la fiducia degli utenti in un servizio che merita rispetto.

Il comunicato delle lavoratrici e dei lavoratori si chiude con un invito diretto. “Vi aspettiamo in mensa per trasmettervi, ancora una volta, la nostra cura”.

“Non una sfida, ma una proposta: venite a vedere con i vostri occhi, parlate con noi, osservate il lavoro che facciamo. La trasparenza, insomma, come antidoto al sensazionalismo – sottolineano Fp Cgil e Uil Fpl – I lavoratori chiedono che venga riconosciuto il valore dell’attività svolta quotidianamente dal personale delle cucine e che il dibattito pubblico si sviluppi su basi oggettive, senza che si ricorra ad etichette che non rispecchiano la realtà dei fatti”.

“Il nostro obiettivo non è alimentare polemiche, quanto piuttosto smentirle, sottolineando con forza la professionalità che ci accompagna” concludono le lavoratrici e i lavoratori del servizio cucine ospedaliero.
“Una narrazione, dunque, da riscrivere – chiosano Fp Cgil e Uil Fpl – Non però con i copioni del reality show ma con gli strumenti del giornalismo serio: ascolto, verifica, rispetto”.

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