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ANCORA INFORTUNI SUL LAVORO:PELLATI, CGIL “IMPOSTARE UN CAMBIAMENTO RADICALE O CONTINUEREMO A CONTARE I MORTI E GLI INFORTUNATI”

Nella nostra Provincia tutti i giorni i lavoratori rischiano la vita semplicemente perché vanno a lavorare. In queste ultime settimane si sono verificati due infortuni all’Acciaieria di Rubiera, un infortunio nel cantiere IREN di Gavassa, un infortunio presso l’ex Mangimificio Cafarri in centro a Reggio Emilia (appalto del Comune), e infine un infortunio in una azienda metalmeccanica di Castellarano.
Numeri spaventosi ai quali non seguono interventi mirati sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Le proposte della CGIL di penalizzare le aziende che non rispettano le norme e premiare quelle invece che investono ed applicano tali norme non hanno infatti mai avuto risposta.

I fondi stanziati per assumere più di mille Ispettori del Lavoro dopo la morte della giovane Luana in un azienda tessile di Prato, che tanto aveva indignato l’opinione pubblica, la modifica del decreto legge 81 del 2008 con la legge 146 del 2021 che avrebbe dovuto dare anche agli Ispettori del lavoro il ruolo di Tecnici della Prevenzione, oltre che verificare la correttezza dei Contratti di Lavoro, non hanno trovato sbocco così come le politiche di prevenzione e di intervento degli enti preposti. “Perché non aumentano gli organici, gli investimenti da parte delle regioni ai Servizi di prevenzione (SPSAL) e sulla Sanità che si occupa di prevenzione? – chiede Mirco Pellati, responsabile salute e sicurezza Cgil – Il Dott. Magelli (Presidente della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione) in un suo intervento pubblicato dalla Rivista on line “Diario Prevenzione”, parla di un problema sistemico e strutturale e di un contesto caratterizzato da politiche industriali basate sul profitto, da una illegalità diffusa e pervasiva e dalla negazione di tutti i diritti – continua Pellati -; mettiamoci anche il mercato del lavoro, oggi fatto di appalti e sub appalti dove spesso la responsabilità del committente viene scaricata alle aziende in appalto e che la catena è talmente lunga che a volte diviene impossibile risalire alle responsabilità, e il conto è presto fatto”.

Ad aggravare la situazione anche l’inserimento a lavoro di studenti presi per stage formativi che vengono invece impiegati come lavoratori subordinati, pagati pochi centinaia di euro senza diritti e tutele.
“Dove sono le Associazioni di Categoria che dovrebbero spiegare ai propri associati che tutto questo è illegale, che durante gli stage i ragazzi dovrebbero sempre essere affiancati da un tutor e che non dovrebbero mai essere messi in condizioni di rischio? – aggiunge Pellati – Bisogna esser coscienti del fatto che quasi la totalità degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali discende da carenze organizzative aziendali (che riguardano il documento di Valutazione dei Rischi, le macchine, gli impianti, i prodotti chimici, la formazione e il coinvolgimento dei lavoratori nei sistemi di vigilanza interna, i Dispositivi di Protezione Individuale, ecc..) e da chi dipende l’organizzazione del lavoro in una azienda?”

“Crediamo – conclude il responsabile Salute e Sicurezza Cgil – si debba mettere in campo un cambiamento delle politiche della prevenzione con le risorse necessarie per compiere le proprie attività, diversamente nel nostro Paese continueremo a contare i morti, gli invalidi, gli infortuni e le malattie professionali come un dato statistico, sperando che il prossimo anno vada meglio”.

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