Verità per Giulio Regeni

PUBBLICO IMPIEGO. LA FP CGIL “IMPLEMENTARE IL LAVORO AGILE O RIDURRE LA SETTIMANA LAVORATIVA PER FAR FRONTE ALL’EMERGENZA ENERGETICA, MA LA VERA RISPOSTA ALLA CRISI E’ NELLE RISORSE ADEGUATE NEI CONTRATTI NAZIONALI”

In queste settimane a causa dell’impennata dei prezzi al consumo dovuta all’emergenza geopolitica determinata dalla guerra in Iran è ritornato al centro del dibattito sindacale il tema dello smart working nel pubblico impiego.


“Il Segretario generale della Cgil reggiana, Cristian Sesena, ha correttamente sottolineato in un precedente intervento come imprese e pubbliche amministrazioni possano e debbano rilanciare il lavoro agile per contenere gli spostamenti – scrive la Fp Cgil in una nota – Ad oggi non tutti i dipendenti pubblici accedono però al lavoro agile: ci sono infatti alcune specifiche attività che non sono effettuabili da remoto come ad esempio quelle della Polizia locale e le professioni sanitarie. Allo stesso modo nei piccoli e medi comuni questo strumento di lavoro non è concesso”.


“Oltre al lavoro agile in senso stretto i comuni potrebbero iniziare ad articolare il proprio orario di lavoro su cinque giorni alla settima così come indicato dai contratti nazionali. La crisi mediorientale potrebbe essere l’incipit per far sì che tutti gli enti locali della provincia uniformino l’orario di lavoro dei propri dipendenti. Inoltre, sicuramente lo strumento più idoneo a combattere il caro vita è un adeguato rinnovo contrattuale. – spiega la Fp Cgil – Non abbiamo sottoscritto l’ultimo rinnovo contrattuale del 22/24 in quanto prevedeva un aumento del 6% a fronte di un’inflazione certificata che ha toccato il 16%: un aumento che al netto delle indennità già erogate è stato di poco più di 40 € netti al mese. Quanto rimarrà di questo adeguamento salariale in questa fase storica? La risposta è semplice: nulla”.


Tornando allo smart working il sindacato ribadisce come si tratti di uno strumento organizzativo, di conciliazione di vita lavoro e di risposta alla crisi energetica importante e utile soprattutto in questo momento. “Il lavoro agile da solo però non paga il mutuo, non abbassa il prezzo della spesa e non recupera i 10 punti di potere di acquisto perduti – aggiunge la Fp Cgil – Un lavoratore pubblico reggiano che oggi fa smart working risparmia qualcosa di benzina, ma ogni mese perde molto di più in busta paga a causa di contratti sottoscritti senza il suo assenso da chi ora gli indica quel risparmio come l’uovo di Colombo. Lo smart working è una misura utile ma parziale, la vera risposta alla perdita del potere di acquisto sono risorse adeguate nei contratti nazionali, un piano straordinario di assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e una stagione contrattuale 2025/27 che recuperi davvero ciò che è stato perso. Al tavolo ARAN per il futuro rinnovo contrattuale abbiamo proposto un meccanismo di salvaguardia del potere di acquisto in caso di inflazione imprevista”.


“Infine, come Fp Cgil di Reggio Emilia – conclude il sindacato di via Roma – continuiamo a stare dalla parte di chi lavora ogni giorno nei comuni, nell’Ausl e negli uffici pubblici del nostro territorio. Lo facciamo anche quando ciò significa non firmare accordi insufficienti, spiegandone i motivi”.

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