Verità per Giulio Regeni
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CGIL

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GRANDE ARACRI RICUSA I GIUDICI

Era dal 28 febbraio che le parti del processo di mafia per gli omicidi del 1992 non si ritrovavano in Corte d’Assise a Reggio Emilia, causa la sospensione forzata per l’emergenza sanitaria. Lo scenario venerdì 15 maggio è leggermente modificato rispetto a 75 giorni prima: tutti indossano le mascherine sanitarie e su molte poltrone sono incollati adesivi informativi che vietano di sedersi.
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CUTRO STA A EDO COME 1 A 400

Tre giorni, tre processi di mafia che hanno a che fare con la cosca emiliana di ‘ndrangheta e con il baricentri del suo agire: Brescello e la provincia reggiana. Mercoledì 13 a Bologna udienza preliminare di Grimilde, con alla sbarra i Grande Aracri ancora liberi dopo Aemilia, i loro parenti viadanesi e i loro compagni di affari, anzi affaroni, economici illeciti.
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PERICOLO CORONAVIRUS. IL BOSS NICOLINO GRANDE ARACRI CHIEDE I DOMICILIARI, SENTENZA DI SCARCERAZIONE PER ROMOLO VILLIRILLO

Ogni giorno la lista si allunga, ma non è quella dei contagiati da coronavirus. È la lista dei condannati per mafia che nel coronavirus vedono un valido motivo per chiedere misure alternative al carcere. Una lista che preoccupa, tanto da spingere il governo, su proposta del ministro Bonafede, ad approvare il 29 aprile un decreto legge che rende obbligatorio il parere delle Procure Antimafia e, nel caso di detenuti al 41 bis, anche quello del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, per il pronunciamento dei giudici competenti.
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IL TRIBUNALE DI REGGIO DICE NO AI DOMICILIARI: ANGELO GRECO RESTA IN CARCERE

Abbiamo scritto che in questi giorni si moltiplicano le domande di misure alternative al carcere da parte di detenuti per reati di mafia, anche in Emilia Romagna. Uomini indagati o condannati in Aemilia, in Grimilde e in altri processi per ‘ndrangheta, che presentano istanze sulla base delle proprie precarie o sospette condizioni di salute, o perché ritengono di correre rischi di contagio dietro le sbarre.