Verità per Giulio Regeni

MODIFICHE AL DECRETO DIGNITÀ. VECCHI, FIOM: “IN PARLAMENTO LA PRECARIETA’ TORNA DI MODA”

DECRETO DIGNITA’, DIETRO LE MODIFICHE IN CORSO IN PARLAMENTO UNA NUOVA SPINTA VERSO LA PRECARIZZAZIONE DEL LAVORO

Nei giorni scorsi la Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento di un deputato del Partito Democratico, con il consenso di Lega e M5S, che riscrive l’attuale normativa sul lavoro a termine indirizzandola verso una più spinta precarizzazione del lavoro.

L’emendamento rinvia alle parti sociali la possibilità di modificare in pejus l’attuale normativa attraverso la contrattazione collettiva, persino a livello aziendale, su materie di tale importanza in cui invece è fondamentale l’omogeneità della normativa a livello nazionale.

Verrebbe così smontato il Decreto Dignità che finalmente dopo vent’anni di progressiva precarizzazione del lavoro aveva rimesso alcuni vincoli all’utilizzo sfrenato dei contratti a termine, reintroducendo le causali di utilizzo per rendere i contratti precari una eccezione.

Nei fatti è come se venisse generalizzato il famigerato Art.8 approvato dal Governo Berlusconi nel 2011 che dava la possibilità di modificare le leggi sul lavoro azienda per azienda, frammentando l’idea di omogeneità dell’ordinamento giuridico sul lavoro.

Se la nuova normativa dovesse essere approvata definitivamente avremmo come conseguenza un incremento dei contratti precari in alternativa a quelli stabili, e avremmo inserito, a livello aziendale, una competizione tra la condizione di lavoro dei dipendenti a tempo indeterminato e il diritto dei precari ad essere stabilizzati.

Dietro la vecchia e retrograda retorica della flessibilità si cela l’obiettivo di mettere in competizione le persone che per vivere devono lavorare, incentivando una guerra tra deboli e debolissimi e scaricando il rischio di impresa sul soggetto più fragile.

Si affiderebbe così non alla Legge ma al mercato ed ai rapporti di forza in azienda il diritto costituzionale ad avere un lavoro dignitoso.

Preoccupa infatti soprattutto il livello aziendale di contrattazione, dove spesso i rappresentanti sindacali interni sono costretti ad operare sotto minaccia di tagli occupazionali e possono conseguentemente essere fortemente condizionati nel loro potere contrattuale.

La scelta del Governo Draghi di rilanciare lo Sviluppo del Paese con sussidi a pioggia alle imprese, senza obiettivi occupazionali, e precarizzando il lavoro, è una scelta all’insegna di un’idea di economica che ha già fallito producendo solo povertà, disuguaglianze, disperazione sociale.

Stupisce l’approvazione da parte dei parlamentari del Movimento 5 Stelle che votarono a favore della normativa in vigore, e a Reggio Emilia in particolare ci aspettiamo che prendano parola anche i parlamentari eletti nel nostro territorio con i voti di migliaia di giovani operai precari, che diverse volte hanno espresso parole chiari sul tema del contrasto alla precarietà.

Se la Legge dovesse venire smontata a perdere la dignità non saranno i lavoratori ma i parlamentari che col loro voto metteranno anche le future generazioni in un crescendo di precarietà infinita.

Auspichiamo che il Parlamento fermi la modifica di legge impedendo di penalizzare quei lavoratori che in questi mesi difficili hanno tenuto in piedi questo Paese.

Simone Vecchi

Segretario Generale Fiom Cgil Reggio Emilia

 

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