Esattamente un anno fa, il 3 ottobre 2025, 25mila reggiane e reggiani davano vita a una delle più imponenti manifestazioni degli ultimi cinquant’anni nella nostra città. Si scioperava e si manifestava in solidarietà con la Global Sumud Flottilla e contro il genocidio in corso a Gaza.
A distanza di un anno, purtroppo, la tragedia non è finita. La popolazione palestinese continua a pagare un prezzo drammatico, mentre nei territori occupati i coloni continuano a espropriare terre e a cacciare i legittimi abitanti. E la comunità internazionale, salvo alcune lodevoli eccezioni, continua a mostrare una preoccupante incapacità di assumere una posizione adeguata alla gravità della situazione.
Nel nostro Paese, mentre milioni di persone fanno i conti con una situazione economica sempre più difficile e con il costo del carburante alle stelle, siamo addirittura arrivati a discutere un DDL sull’antisemitismo che, per come è stato formulato, rischia di comprimere anche la possibilità di esprimere legittime critiche nei confronti delle politiche del governo Netanyahu.
È di queste ore, inoltre, la notizia che Reggio Children si appresta ad accogliere una delegazione di insegnanti israeliani.
“Al di là del merito e dei contenuti della partnership, esiste un tema di opportunità e di coerenza con la posizione che Reggio Emilia ha assunto con grande chiarezza nell’ultimo anno. Di fronte a decine di migliaia di vittime innocenti, tra cui un numero drammaticamente elevato di bambini, non possono esistere zone franche. Chi si rende responsabile di violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario deve essere isolato. Se non si riesce a farlo sul piano politico ed economico, occorre interrogarsi anche sulle responsabilità e sulle relazioni sul piano culturale, diplomatico e istituzionale – scrive la Cgil provinciale in una nota- Chiediamo quindi che questa visita venga annullata.
Reggio Emilia ha scelto da che parte stare. Lo ha dimostrato un anno fa con 25 mila persone in piazza e lo ha ribadito in molte altre occasioni.
Le ambiguità non giovano alla causa del popolo palestinese.
Al contrario, anche piccoli gesti, quando assumono una forte valenza politica e simbolica, possono contribuire a tenere alta l’attenzione, a svegliare le coscienze e a isolare chi, da troppo tempo, ignora i principi fondamentali del diritto internazionale e del diritto umanitario”.

