Verità per Giulio Regeni

REALCO. LO “SPEZZATINO” NON SALVAGUARDA TUTTA L’OCCUPAZIONE.

CGIL, FILCAMS E FILT “NESSUN LAVORATORE SIA LASCIATO INDIETRO”

Il tavolo di salvaguardia promosso dalla Regione Emilia Romagna e riunitosi il 17 giugno ha confermato tutta la profondità della crisi che investe Realco, con ricadute particolarmente pesanti sul territorio reggiano, dove hanno sede gli uffici storici del gruppo e il polo logistico.
Una nuova asta al ribasso sarà bandita dal Tribunale e si concluderà entro un mese. La speranza è che la procedura consenta la cessione del maggior numero possibile di punti vendita, garantendo così una prospettiva ai lavoratori e alle lavoratrici della rete commerciale.

Resta invece fortemente critica la situazione della sede di via Pertini. L’immobile sarebbe nel mirino di alcuni operatori della logistica, ma gli interessamenti manifestati non prevederebbero il riassorbimento degli attuali occupati.
A rischiare maggiormente sono gli impiegati e i magazzinieri di Realco e Flexilog. Per loro sarà necessario costruire da subito percorsi concreti di ricollocazione.

“Sul nostro territorio l’impatto della crisi potrebbe essere molto pesante perché è ormai definitivamente tramontata l’ipotesi di un acquirente in grado di rilevare in un’unica soluzione quanto rimasto dalla prima asta. I lavoratori della sede e della distribuzione logistica rischiano oggi di rimanere senza prospettive – fanno sapere Cgil, Filcams e Filt in una nota congiunta –
Per questo l’assessore Paglia ha proposto l’insediamento di un vero e proprio “tavolo nel tavolo”, coinvolgendo organizzazioni sindacali, Istituzioni e tutti i soggetti della grande distribuzione, per avviare immediatamente un confronto finalizzato a individuare opportunità occupazionali per il personale che dovesse risultare in esubero al termine della seconda procedura di vendita”.

Una proposta che la Cgil e le categorie Filcams e Filt hanno accolto positivamente.
“È un metodo di lavoro che può rivelarsi utile, ma occorre che tutti facciano la propria parte, dalle associazioni datoriali alle istituzioni del territorio. Non possiamo permetterci di lasciare nulla di intentato. Le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo non possono essere chiamati a pagare il prezzo di una crisi di cui non hanno alcuna responsabilità” concludono i sindacati.

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