Il divario di genere nel mercato del lavoro non è solo questione di numeri, ma una criticità strutturale che frena lo sviluppo economico.
È quanto emerge dall’ultima analisi curata da Florencia Samber, del Coordinamento analisi economica della Cgil di Reggio Emilia, presentata questa mattina in Camera del Lavoro.
I dati fotografano una realtà locale dove, nonostante l’alta produttività, le disuguaglianze restano profonde e, in alcuni casi, peggiori della media nazionale.
Nonostante nella nostra provincia le retribuzioni orarie risultino più elevate rispetto ai livelli regionale e nazionale per entrambi i generi, il gender pay gap a Reggio Emilia risulta superiore a quello dell’Emilia Romagna e dell’Italia.
La retribuzione lorda oraria per gli uomini e 17,14 € per le donne 14,62 con un gender gap del -9,2% che aumenta rispetto alla retribuzione lorda annua la quale risente di fattori come discontinuità dei contratti e numero di ore lavorate.
Il divario di genere nella retribuzione media annua nel settore privato è pari al 21,9% a sfavore delle donne, mentre nel settore pubblico questo gap, che è di un terzo, si attesta al -6,8%.
“Non volevamo solo una fotografia della situazione del mondo del lavoro oggi, volevamo anche capire i flussi, ovvero l’andamento del mercato del lavoro – sottolinea Elena Strozzi, Segreteria Cgil con delega alle politiche di genere – Quello che ci dicono i dati è che pur aumentando l’occupazione femminile, questa aumenta nei contratti a tempo determinato in somministrazione e in quelli intermittenti mentre diminuisce di più del 15,8% nelle nuove attivazioni stabili”.
Desta particolare allarme anche il dato sull’inattività: se per gli uomini il tasso si ferma al 22,7%, per le donne balza al 35,1%, con un picco drammatico tra le giovani donne (78,9%).
“Il calo della disoccupazione femminile è spesso un’illusione statistica – continua Strozzi– Dietro questi numeri si nasconde un grande scoraggiamento: molte donne smettono di cercare lavoro perché schiacciate da un carico di cura non condiviso e dalla mancanza di servizi. E’ necessario ribadire che la parità passa per una redistribuzione reale del lavoro di cura”.
Il sindacato denuncia a proposito il blocco della proposta per il congedo genitoriale paritario di 5 mesi per ciascun genitore con copertura al 100%, arenatasi prima dell’approdo in Parlamento.
“Ancora una volta l’Italia è in controtendenza rispetto a molti paesi europei che al contrario rafforzano i congedi, pensiamo alla Spagna dove ogni genitori ha 16 settimane pagate al 100%, mentre in Italia il congedo di paternità si ferma a 10 giorni – conclude Strozzi – Sappiamo che il divario di genere non si colma con le dichiarazioni di principio: servono investimenti nei servizi pubblici, a partire dai servizi per l’infanzia e per la non autosufficienza, investimenti strutturali a favore dei caregiver, che sono prevalentemente donne. Serve una redistribuzione reale del lavoro di cura e politiche attive che intercettino le donne contrastando la precarietà e promuovendo lavoro stabile e di qualità. Serve infine trasparenza salariale e contrattazione per ridurre il gap retributivo. Perché l’autonomia economica è libertà e senza lavoro dignitoso e stabile non c’è libertà piena”.
CLICCA PER VEDERE LE SLIDE 👇


