Senza entrare nel merito dell’epilogo clamoroso di una vicenda divenuta, a tratti, surreale, non possiamo non esprimere forte preoccupazione per le conseguenze dell’annullamento dei due concerti di punta del Festival Pulse.
Cosi la Cgil di Reggio Emilia in una nota “quella che, a detta dell’Amministrazione comunale, avrebbe dovuto rappresentare una grande occasione per la città rischia ora di trasformarsi in un bagno di sangue tra penali, rimborsi, cachet principeschi già liquidati e danni d’immagine.
In tempi non sospetti abbiamo posto domande semplici, che tuttavia non hanno mai ricevuto risposte soddisfacenti. Lo abbiamo fatto, sia chiaro, non per chiedere l’annullamento degli eventi, ma per difendere gli interessi dei lavoratori e dei cittadini”.
“L’impatto dei concerti sarebbe stato sostenibile per i lavoratori coinvolti e per la città? Quali misure concrete si stavano predisponendo per governare l’afflusso delle migliaia di fan attesi? – queste le domande della Cgil – Il Comune ci ha sempre raccontato che si trattava di un evento a gestione “privata”. La scelta di ospitare la conferenza stampa di presentazione in Sala Rossa, accompagnata dalla poderosa grancassa mediatica immediatamente successiva, ha però lasciato più di qualche dubbio sulla reale natura dell’operazione”.
“Come Cgil abbiamo sostenuto che, pur trattandosi di un festival organizzato da privati, esso non si sarebbe svolto su un satellite, ma a ridosso del centro cittadino. Per questo abbiamo chiesto chiarimenti sulle condizioni dei lavoratori che sarebbero stati impegnati nella gestione dell’evento.
Ci riferivamo ai vigili, ai medici, agli infermieri — tutti dipendenti pubblici — oltre naturalmente alle maestranze direttamente coinvolte “sul campo”, o forse sarebbe meglio dire “sul prato”, per rendere materialmente possibili i concerti – prosegue Cristian Sesena, Segretario della Camera del Lavoro di Reggio – Solo pochi giorni fa abbiamo partecipato ad un incontro con C.Volo, l’Amministrazione comunale e gli organizzatori del Festival. In quella sede si sono sprecati i messaggi rassicuranti da parte degli organizzatori, accompagnati anche da una nemmeno troppo velata critica verso quella che veniva considerata l’eccessiva apprensione del sindacato. Proprio durante quell’incontro abbiamo posto una domanda che oggi, all’indomani dell’annullamento, assume un rilievo ancora maggiore: a quanto ammonta l’esposizione finanziaria di C.Volo e, in particolare, di Coopservice? La risposta ricevuta — “Coopservice ha le spalle larghe” — non ci soddisfaceva allora e non ci soddisfa oggi”.
“Non vorremmo che un eventuale buco nell’acqua finanziario finisse, come troppo spesso accade, per scaricarsi sui 13mila addetti alle pulizie, facchini e vigilantes. Non sarebbe la prima volta che scelte imprenditoriali avventate vengono pagate da lavoratori incolpevoli. Per quanto ci riguarda, questo sarebbe inaccettabile – conclude Sesena – Abbiamo volutamente lasciato sullo sfondo la questione valoriale. Non perché sia marginale – al contrario, è stato il nodo attorno a cui si è avvitata l’intera vicenda, tra faticose prese di distanza e imbarazzanti silenzi da parte di chi aveva il potere di decidere – ma perché ora le priorità sono diventate altre: salvare il salvabile, evitare il peggio, andare avanti.”

