Verità per Giulio Regeni

LAVORO DI CURA. LA FILCAMS “SOLO 5MILA CONTRATTI SU UN BACINO DI OLTRE 30MILA NON AUTOSUFFICIENTI. QUELLO TRA ASSISTITO E ASSISTENTE E’ UN RAPPORTO TRA FRAGILI”

“Le lavoratrici e i lavoratori che si occupano regolarmente di cura e assistenza delle persone anziane e non-autosufficienti nella provincia di Reggio Emilia sono circa 5.000, di queste il 75% è di origine extracomunitaria”. Sono dati che fornisce la Filcams Cgil di Reggio Emilia dopo che nei giorni scorsi in Camera del Lavoro si è fatto il punto proprio sul mondo del lavoro di cura. “Non risultano però censite tutte le persone che, per motivi d’accoglienza e permessi di soggiorno, esercitano la professione ma non possono avere un contratto di lavoro, inoltre la mancanza di regolarizzazione contrattuale è motivata anche dalla poca disponibilità economica dei pensionati – continua la Filcams in una nota – Tra quest’ultimi, a livello provinciale, avrebbero bisogno di assistenza 35.000 non-autosufficienti. Se si considera che una parte di questi è assistita nelle strutture pubbliche e private (l’8%) rimangono oltre 30mila persone con bisogni più o meno grandi di aiuto. I contratti regolari però sono 5.000, dunque la maggioranza delle persone che si occupa di assistenza è senza contratto. Sappiamo infine che un’ampissima fascia di non-autosufficienti è assistita in ambito familiare, evidenziando come il tema della cura sia in larga parte scaricato sul welfare familiare”.

“Sarebbe interessante aprire una discussione a Reggio Emilia e valutare se non si possa ipotizzare un percorso qualificato e all’avanguardia di presa in cura degli anziani tanto quanto eccellente è il Reggio Emilia Approach sulla fascia 0-6 – sottolinea Alessandro Gabbi, Segretario provinciale Filcams Cgil – Dal punto di vista lavorativo sappiamo che nelle strutture pubbliche persiste un tema di mancanza di personale e allo stesso tempo sono richieste qualifiche e professionalità certificate che non riconoscono l’esperienza avuta nel settore anche per anni. Sappiamo anche che il settore non è attrattivo per i giovani – sia nel pubblico (ASP, assistenti sociali ecc.) sia nel privato (assistente domiciliare) – e che oggi la mancanza di strutture e risorse pubbliche richiede a chi fa assistenza domiciliare che abbia competenze quasi infermieristiche senza però che ci sia una reale certificazione. Le assistenti domiciliari denunciano poi una situazione pensionistica insufficiente: dopo 20 anni di lavoro si arriva ad una pensione che va da 400€ a 500€ lordi mensili e che non garantisce una sostenibilità economica in Italia oggi”.

“Il rapporto tra assistito e assistente – conclude la Filcams – è un rapporto di lavoro tra persone fragili: la società, le istituzioni e il governo hanno grandi margini per fare di più e meglio”.

Tutte le notizie in “FILCAMS”
Notizie Correlate