Nel 2026 il valore aggiunto provinciale è stimato in crescita dello 0,8%, contro lo 0,6% dell’Emilia-Romagna.
E’ stato presentato questa mattina in Camera del Lavoro il Rapporto Ires su economia e lavoro per il territorio di Reggio Emilia. I dati, che riguardano il 2025, evidenziano che le imprese attive sono 46.826, l’1,2% in meno rispetto al 2024. Una percentuale in linea con quella regionale ma sul lungo periodo Reggio perde il 12,8% delle imprese rispetto al 2007, contro il 10,6% regionale.
A soffrire maggiormente è il settore dell’artigianato, storico tratto distintivo del territorio: le imprese artigiane sono 16.594 (-482 in un anno, -2,8%) e il loro peso sul totale scende al 35,4%. Crescono invece le società di capitale (+300, +2,3%).
L’occupazione cresce, ma solo per gli uomini
– Nel 2025 gli occupati sono +1,4%, contro il +2,0% regionale
- gli occupati uomini aumentano del 3,9%, mentre le donne occupate calano dell’1,8%, in controtendenza con la regione, dove crescono del 2,7%;
- il tasso di occupazione femminile scende al 61,5% (64,7% in regione) e il divario di genere sale a 15,6 punti, contro i 13,3 regionali;
- il tasso di disoccupazione femminile passa dal 3,8% al 6,5%, mentre quello maschile scende al 2,2%; le donne sono il 70,2% di chi cerca lavoro;
- il tasso di inattività femminile è al 34,3%, contro il 32,1% regionale.
Dato demografico
Anche Reggio Emilia soffre di un calo importante relativo alla popolazione più giovane (-2,3% nella fascia 0-4 anni, -3,7% nella fascia 5-9 anni, dati che arrivano ad un -35,3% e – 23,3% se confrontati con il 2013). Di contro emerge un aumento della popolazione più “matura”: +34,3% per la fascia 55-59 anni e + 28,4% per la popolazione nella fascia 60-64, +21,3% tra i 65-69 anni e +20,8% tra i 75-79 anni rispetto al 2013.
“Reggio Emilia si presenta come un territorio che ha saputo assorbire meglio di altri il prezzo della crisi, ma anche qui la qualità della vita è calata – commenta la Segreteria della Camera del Lavoro – Servono misure concrete di tutela dell’industria manifatturiera e strumenti che riducano il gap di genere. Anche interventi sui costi delle materie prime e dell’energia non sono più rinviabili, come non è più rinviabile un ragionamento che tenti di porre dei correttivi di sostenibilità rispetto al dato ormai irreversibile relativo all’incremento della popolazione anziana e relativo decremento delle nuove generazioni. La leva migratoria, se gestita correttamente, può compensare tale fenomeno, ma occorre trovare nuove risorse da destinare alla tutela delle fasce di età più avanzate e alle loro famiglie. Su tale fronte non è più rinviabile anche una vera discussione nazionale relativamente alla redistribuzione della ricchezza creata nel paese, a partire dalla leva fiscale e al rispetto dei dettami di progressività e tutela previsti dalla carta Costituzionale oggi largamente ignorati, questi temi sono tra quelli che hanno determinato la scelta della Cgil alla proclamazione dello sciopero generale del 20 novembre”

