“Di fronte a certe tragedie ci vuole tempo per metabolizzare. Un crimine orrendo, una morte ingiusta. Lo sciacallaggio di chi sperava di fare propaganda razzista con il corpo di Raffaele Stipa ancora caldo. E la giusta reazione civica promossa dal Comune, sfociata nella camminata nel quartiere, alla quale hanno preso parte tante cittadine e tanti cittadini, tante attiviste e tanti attivisti della Cgil, gente comune, gente perbene. Come la stragrande maggioranza dei reggiani”.
Lo scrive il Segretario della Camera del Lavoro di Reggio Emilia, Cristian Sesena che aggiunge “Non bisogna banalizzare la sensazione di sentirsi violati e vulnerabili che accomuna ognuno di noi. Non si può derubricare a triste fatalità ciò che è avvenuto. Bisogna elaborare il lutto di una perdita che non è solo quella di un onesto lavoratore, ma anche, lato sensu, quella della nostra convinzione di vivere in un’isola sociale felice. E ripensarci come comunità che accoglie, che si compatta attorno a valori non negoziabili, ma che è anche capace di mettere in campo soluzioni nuove”.
“Siamo diventati porosi anche noi al disagio e alle solitudini che possono evolvere in patologia. – sottolinea Sesena – L’assassino è un soggetto squilibrato. Pagherà per il delitto che ha commesso. Ma quanto accaduto, una volta passate al setaccio la commozione, la rabbia e la paura, quali sedimenti lascerà? Sicuramente, sul fondo, resta il dramma delle malattie mentali, del disagio psicosociale, delle enormi difficoltà che i nostri servizi pubblici incontrano nel tentativo di governare ciò che sembra essere diventato ingestibile”.
“Giovani, ma anche adulti e anziani: la sofferenza dell’anima è molto ecumenica e colpisce silenziosamente tutti. Non è però democratica, perché chi non ha mezzi può soltanto affidarsi al Servizio sanitario nazionale, con tutti i limiti che conosciamo. Chi può, invece, ricorre al privato per un percorso di psicoterapia che costa fra i 60 e i 120 euro a seduta. C’è poi il capitolo del consumo di psicofarmaci, che spesso rappresentano una soluzione tampone e a basso costo del problema – spiega il Segretario della Cgil provinciale – In questo quadro articolato, e troppo spesso vittima di semplificazioni, le responsabilità vanno attribuite a chi deve assumersele. La destra vuole riaprire i manicomi: nascondere per rimuovere. Punire e sanzionare senza investire un euro in prevenzione.Finanziare adeguatamente la sanità pubblica, offrire una risposta di sistema a una piaga che rischia di dilagare, è chiedere troppo a un Governo che ha deliberatamente scelto di lasciare morire d’inedia una delle conquiste più importanti della nostra storia repubblicana. Prendersela con chi si trova più vicino al problema può essere comodo, ma non è risolutivo e, alla resa dei conti, è anche ingiusto”.
“Per avere servizi adeguati servono risorse, una valorizzazione a 360 gradi dei professionisti della salute e una politica chiara di presa in carico di chi è in difficoltà, con l’obiettivo di recuperarlo, non di farlo sparire – conclude da via Roma Sesena – La battaglia in difesa del nostro Servizio sanitario nazionale è la prima risposta non emotiva, ma ragionata e di prospettiva, che si possa dare al trauma di aver perso Raffaele e, con lui, il nostro piccolo, presunto Eden”.

