Sono 101 i delegati Fiom che oggi hanno discusso del caro benzina alla Cgil di Reggio. Rappresentano oltre 20mila metalmeccaniche e metalmeccanici della nostra provincia e chiedono risposte efficaci e urgenti al caro benzina di questi mesi.
“Il caro benzina è l’inflazione più pesante, perché si può forse risparmiare sul gas a casa, si possono eliminare spese inutili, ma il costo del carburante per andare a lavorare è incomprimibile, stiamo subendo una ingiusta tassa sul lavoro”.
L’Assemblea generale della Fiom di Reggio Emilia si è riunita per organizzare la presenza alla manifestazione del 17 ottobre a Roma convocata dalla Cgil e dalla rete di associazioni La Via Maestra.
“Chiediamo l’applicazione della Costituzione – dichiara il Segretario della Fiom di Reggio Emilia, Simone Vecchi – che vuol dire anche mettere un tetto al prezzo del carburante, rendere progressive le imposte sulle rendite finanziarie e immobiliari, tassare i profitti del capitale fossile che sta speculando sulle guerre nel mondo”.
Durante la conferenza stampa è stata data attenzione alle guerre nel mondo – dall’Ucraina, a Gaza e Golfo Persico- “guerre che provocano morte, distruzione, stragi di bambini, e conseguenze economiche e sociali insopportabili anche nel nostro Paese. La pace è la risposta, fermare le guerre è l’antidoto principale a crisi economica e inflazione” dichiara la Fiom.
Le delegate e i delegati riuniti alla Camera del Lavoro di Reggio Emilia parlano anche di una rabbia crescente nelle fabbriche.
“Il Governo? Inutile, pensano solo a non mollare la poltrona. L’opposizione? Non pervenuta, dovrebbero unirsi per mobilitarsi a tutela dei ceti più poveri invece che dividersi sulle primarie. Le tariffe dell’Eni? Una sonora balla, una bugia a scopo di marketing perché l’anno scorso la benzina costava 1,75 euro e ora hanno bloccato per un solo mese a 2 euro, quindi 25 centesimi in più”.
La Fiom ricorda che nel solo 2025 l’Eni ha totalizzato quasi 5 miliardi di utile netto, e negli ultimi 5 anni 30 miliardi di utile.
Gli interventi delle delegate e dei delegati Fiom raccontano di un tessuto industriale in cui ci sono aziende che hanno molto lavoro, che chiedono straordinari, che non smettono di vedere crescere profitti e distribuire utili, e aziende invece in crisi, a volte anche a rischio di chiusura.
“Se il Governo non darà risposte adeguate, le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici sono pronti a proseguire la mobilitazione – dichiara la Fiom – Anche andando nelle aziende, discutere coi lavoratori in assemblea e proporre rivendicazioni di risposte economiche nelle imprese che stanno andando bene. Occorre dare ossigeno alle retribuzioni.”
“Compito del sindacato è trasformare la rabbia dei lavoratori in un conflitto rivendicativo, costruttivo, nelle fabbriche tutti lamentano il caro energia, ma occorre mobilitarsi perché nessuno ci regala nulla, ogni forma di lotta è utile per mandare un messaggio al Governo e alle istituzioni” conclude Vecchi.

