Tornano i picchi di calore nella nostra regione, con massime che anche dentro i luoghi di lavoro superano i 37 gradi.
La Fiom Cgil di Reggio Emilia in queste settimane, insieme alle Rsu e alle altre Organizzazioni sindacali, è impegnata a richiedere condizioni di lavoro dignitose e sicure per prevenire i colpi di calore e migliorare il microclima nei reparti produttivi delle imprese metalmeccaniche.
“Ma cosa stanno facendo le imprese che hanno la responsabilità sulla salute dei propri dipendenti?” si chiedono le tute blu della Cgil di Reggio Emilia.
Alla Oil Rev di Gavasseto, un accordo sindacale firmato dalla stessa Fiom ha sancito l’inserimento di due potenti climatizzatore industriali nello spazio produttivo che in questi giorni stanno abbattendo la temperatura sotto i 30 gradi anche quando all’esterno si superano i 40 gradi.
“L’accordo prevede anche una riduzione di orario a parità di salario – spiegano Daniele Saiglia e Daniele Sardiello della Fiom – attraverso due pause di complessivi per 15 minuti al giorno” inoltre viene anticipato l’orario di ingresso alle 7 del mattino permettendo di anticipare anche l’uscita del pomeriggio e ridurre l’esposizione al caldo nelle ore climaticamente peggiori.
L’accordo sindacale prevede per la prima volta l’allestimento di una saletta ristoro per gli operai e distributori di acqua fresca nei diversi reparti.
Riduzione di orario, maggiori pause, installazione di climatizzatori, anticipo dell’inizio dell’attività lavorativa, sono parte centrale del decalogo per affrontare il caldo in officina proposto nelle settimane scorse da Fim Fiom Uilm di Reggio Emilia.
“Va dato merito alla famiglia Rizzi Razzini proprietaria della Oil Rev di aver dato una risposta efficace e veloce al picco di calore – continua la Fiom di Reggio Emilia – diventando un esempio anche per quelle grandi imprese che ancora non hanno capito che i picchi di calore non sono una eccezione ma la norma, e che la climatizzazione dei luoghi di lavoro non è un lusso ma il minimo sindacale per tutelare la salute e ridurre il rischio di infortuni”.
L’azienda da oltre 50 anni produce componenti oleodinamici per diverse importanti aziende locali, attualmente ha 12 dipendenti e 5 lavoratori in somministrazione, che però il primo di agosto verranno stabilizzati, portando l’azienda sopra i 15 dipendenti.
“Se in una azienda metalmeccanica artigiana di una dozzina di addetti è possibile investire in climatizzatori, ridurre l’orario di lavoro, modificarne l’organizzazione mettendo al centro la dignità delle persone, prioritari rispetto a ricavi e profitti, vuol dire che lo possono fare anche tutte le aziende industriali” commenta il Segretario della Fiom di Reggio Emilia, Simone Vecchi.
In questi giorni gli ambienti non climatizzati stanno tornando ad essere luoghi di lavoro non sicuri, a causa del picco della temperatura e dell’alta umidità che soprattutto sulle persone meno giovani e con fragilità rischia di provocare malori o svenimenti.
L’Inail in questi anni ha riconosciuto l’apertura dell’infortunio e l’assenza dal lavoro motivata da infortunio a fronte di temperature troppo alte e colpi di calore con specifici sintomi quali debolezza, crampi muscolari, vertigini e mal di testa, nausea, temperatura corporea elevata.
A seguito di una visita presso il più vicino Pronto Soccorso, con un certificato che evidenzi il nesso causale tra la condizione climatica e la condizione di salute che non permette di proseguire l’attività lavorativa, può essere riconosciuta l’assenza retribuita con motivazione “infortunio”.

